Società

Di Blasi (Bayty Baytik): “Il dialogo allo ZEN è difficile, ma se riesci ad entrare nel loro cuore, allora è fatta!”

L'associazione Bayty Baitik segue diversi progetti di cooperazione internazionale e territoriali. A Palermo operano nel cuore dello ZEN.

Lassociazione Bayty Baytik nasce nel 2009 dalla volontà di un gruppo di esperti nel campo dell’educazione interculturale e propone progetti formativi che vertono ad un approccio interculturale-pedagogico volti alla promozione, integrazione e interazione tra culture. La missione è quella di sviluppare percorsi esperienziali che mirano alla conoscenza diretta dei fenomeni sociali e dei contesti culturali, con l’obiettivo di smantellare gli stereotipi e i pregiudizi. Bayty Baytik è un tipico saluto di accoglienza in lingua araba che significa “casa mia è casa tua”.

L’impegno dell’associazione è concentrato in Italia e all’estero. A Palermo nel quartiere San Filippo Neri (ZEN 2), Ballarò, Cala, all’interno di alcune scuole di vario grado e ordine del territorio siciliano, infine in Africa, in un villaggio del Burkina Faso chiamato Ziga, nel distretto di Sanaba e in Marocco nel villaggio di Oulad alle porte della città di Meknes.

Diversi i progetti a carattere territoriale e di cooperazione internazionale di cui si occupa l’associazione.

Serena Fleres ha fondato l’associazione Bayty Baytik insieme a Fabiola Giacona. “Lavoriamo con famiglie e con i bambini, in collaborazione con la fondazione Albero della Vita,  abbiamo un laboratorio dal 2014, di recupero e potenziamento didattico e con le nostre attività, cerchiamo di alimentare sempre di più le nostre azioni progettuali, perché in dieci anni di vita nel quartiere Zen, abbiamo costruito in rete e nel sociale, condividendo delle esperienze con nostre le famiglie” ha spiegato Serena.

“Oggi stiamo cercando di raccogliere dei fondi con dei piccoli presepi, fatti con stoffe africane, perché la nostra associazione lavora anche in Burkina Faso. Siamo un gruppo di volontari che, ogni anno, si reca in Africa, dando vita ad una bellissima unione tra due realtà, che sembrano totalmente diversi, ma che hanno tante cose in comune”.

Benedetta Casamento è una educatrice interculturale e fa parte da sempre dell’associazione Bayty Baytk, segue anche altri progetti ed è vice presidente dell’associazione Ubuntu, alla Cala, dove si occupa di una ludoteca per bambini extracomunitari. “Sono subentrata circa dei mesi dopo che è stata formata l’associazione da Serena e Fabiola. È nato come un progetto in territorio africano, ma sin da subito abbiamo sentito l’esigenza di lavorare anche in territorio palermitano e in particolar modo nei territori più rischio e in periferia”.

Lavorano nel territorio dello Zen da più di 6 anni, occupandosi delle famiglie e dei loro  bambini “Facciamo potenziamento didattico, non soltanto nella scuola, perché ci teniamo tanto che i bambini facciano laboratori, escursioni, cerchiamo sempre di portarli al di fuori dello Zen, per fargli vedere un’altra visione della vita” ha affermato Benedetta.

“Purtroppo l’emergenza sanitaria ci impedisce di organizzare nuove iniziative e quindi quest’anno abbiamo cercato di unire le nostre due forze, quella africana e quella dello Zen, due situazioni che stanno sempre agli estremi di una vita normale, per promuovere la vendita di questi oggetti, il cui ricavato servirà per implementare ancora di più i nostri progetti allo Zen e sostenere le famiglie del quartiere”.

Angela Di Blasi è una educatrice professionale e si occupa di laboratori creativi. Si definisce Cuciartista, perché per rappresentare usa stoffe, ago e filo, invece del pennello, della grafite o dei più recenti pixel. L’abbiamo conosciuta e intervistata durante la BIAS 2020, presso il Loggiato di San Bartolomeo di Palermo.

“Sono entrata in questa realtà a gennaio e oltre al potenziamento educativo dei bambini, mi occupo di far fare loro dei laboratori, con l’utilizzo dei materiali da riciclo, quindi insegnando ai bambini, come ai genitori, l’economia circolare” ha spiegato Angela, che ha aggiunto “Stiamo cercando di riutilizzare tutto quello che abbiamo a disposizione, dandogli una seconda vita e con la vendita, poter sostenere le nostre attività con gli abitanti dello Zen”.

Encomiabile il lavoro dell’associazione Bayty Baytik che, tra le atre cose, ha come obiettivo quello di insegnare un mestiere alle mamme, per renderle autonome. Purtroppo a causa del Covid è stato tutto sospeso, ma è un progetto che vuole assolutamente portare avanti.

“Certo il dialogo con le persone del quartiere è difficile, soprattutto all’inizio, però se sai prenderle per il verso giusto, se comunque riesci ad entrare nel loro cuore, allora è fatta! L’arroganza, la violenza e la rabbia regnano sovrane, ma tu gli devi fare vedere che c’è un altro modo di reagire, di comportarsi.  Il cambiamento si può avere, perché noi l’abbiamo visto con i nostri occhi. C’è tanto da lavorare, educando sia genitori, che bambini” ha affermato Angela.

Francesca Romano è una giovane pedagogista e lavora nell’associazione Bayty Baytik da circa due anni, svolgendo la funzione di educatore professionale, allo Zen e presso la scuola Borgese, che è una scuola superiore di primo grado, con l’Associazione ActionAid.

Il progetto di cui si occupa si chiama Open Space e mira al supporto e al potenziamento didattico, aiutando i ragazzi, partendo dalle lacune che hanno in alcune materie e supportandoli anche dal punto di vista psicologico, soprattutto in questo difficile periodo di emergenza pandemica. “Io dico sempre che il nostro è un lavoro molto empatico e molto fisico. Abbiamo a che fare con delle persone che hanno bisogno anche dei nostri abbracci, dei nostri sguardi, soprattutto in una realtà come lo Zen. È stato quindi difficile lavorare in videoconferenza e vedere i nostri bambini distanti e preoccupati per l’emergenza sanitaria” ha affermato Francesca.

“La cosa positiva è stata vedere che i bambini avevano voglia di aprirsi, di parlare di questo momento, di fare domande. Molto importante è stata anche la comunicazione con i genitori, perché una volta che siamo in sede, ci lasciano i bambini e vanno a casa. Con le videochiamate paradossalmente, anche se è stato difficile, si è venuta ad incrementare il nostro rapporto con i genitori, potendo scambiare quattro chiacchiere con loro, tra una lezione e l’altra, da casa”.

Capisci subito quanta passione mette nel suo lavoro Francesca, quando, nel raccontare le esperienze vissute allo Zen, le brillano gli occhi, carichi di emozione.

“Anni fa è stato fatto un progetto in collaborazione con i Carabinieri della caserma San Filippo Neri che dista da noi appena cento metri, dove il Carabiniere, in un quartiere come lo Zen, è stato sempre visto come U sbirru, il nemico!

Li abbiamo fatti diventare maestri per un giorno! Venivano qui al doposcuola, senza l’uniforme, in borghese, senza che i bambini sapessero niente del vero lavoro che svolgevano.  I bambini li hanno chiamati maestri, ma quando hanno scoperto la loro vera professione,  è stata una cosa bellissima, vedere la loro sorpresa! Non credevano che un carabiniere si mettesse a fare i compiti con loro. Alcuni bambini ancora oggi quando li incontrano per strada, corrono incontro ad abbracciarli, senza alcun pregiudizio”.

Nell’associazione c’è un altro pedagogista da febbraio 2020, Marco Lauricella, “Abbiamo avuto la forza insieme all’equipe di riuscire a rimodulare il progetto e soprattutto in relazione al fatto che abbiamo trovato gli strumenti e le metodologie adatte per far sì che i bambini non venissero abbandonati a causa le lockdown.

Questo è stato possibile anche grazie ad alcune raccolte fondi e alla donazione degli iPad da parte della Vodafone, per cui abbiamo potuto attivarci per una didattica a distanza con i bambini” ha affermato Marco che ha spiegato che “l’aspetto importante è stato quello di entrare proprio a casa loro, insieme alle famiglie, dandoci la possibilità di conoscerci di più e di ottenere una sorta di riconoscimento da parte della famiglia per il ruolo che abbiamo e per il supporto che diamo sia alle famiglie che ai loro bambini”.

Un’altra iniziativa per sostenere il progetto di Baytik Baytik, le cui donazioni aiuteranno l’associazione a continuare le importanti attività di sostegno al territorio dello Zen. sarà un concerto del Trio TriNacria, formato da Serena Pantè (voce), Nello Piazza (chitarra) e Antonio Di Rosalia (chitarra) e che propone brani di musica leggera italiana e internazionale in versione acustica, spaziando dagli anni 60 ai giorni nostri, con brani tra gli altri di Sting, Mina, Noa, Pino Daniele e molti altri.

Il concerto, che presumibilmente sarà a fine gennaio, sarà fruibile attraverso la piattaforma Zoom, i donatori riceveranno le informazioni per l’accesso online.

Di Francesco Militello Mirto – EmmeReports

Francesco Militello Mirto

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