Cronaca

Rocco Chinnici. Il suo esempio per combattere le mafie

“Parlare ai giovani, alla gente, raccontare chi sono e come si arricchiscono i mafiosi fa parte dei doveri di un giudice. Senza una nuova coscienza, noi, da soli, non ce la faremo mai”, diceva Rocco Chinnici durante un suo intervento in una scuola di Palermo. Il magistrato palermitano, ucciso nell’attentato del 29 luglio 1983, insieme al Maresciallo Mario Trapassi e all’Appuntato Salvatore Bartolotta, entrambe dei Carabinieri, fu il primo a sostenere l’idea di sollecitare un cambiamento culturale, anche andando nelle scuole a parlare con gli studenti, perché “i giovani dovranno prendere domani in pugno le sorti della società, ed è quindi giusto che abbiano le idee chiare”, sosteneva il giudice fondatore del Pool Antimafia.

Sono trascorsi 38 anni dalla morte di Rocco Chinnici e dei Carabinieri che, sino all’ultimo momento, sono stati al suo fianco. Oggi sono stati ricordati, sul luogo dell’eccidio, in via Pipitone Federico, con la deposizione di una corona d’alloro e gli onori i militari, alla presenza del Comandante Interregionale “Culqualber”, Generale di Corpo D’Armata Gianfranco Cavallo, del Comandante della Legione Sicilia, Generale di Brigata Rosario Castello, del Comandante Provinciale di Palermo, Generale di Brigata Arturo Guarino, delle autorità civili e militari e dei familiari dei caduti.

“È un momento importante per noi Carabinieri, perché ricordiamo il giudice Rocco Chinnici e gli uomini della sua scorta, il Maresciallo Trapasso e l’Appuntato Bartolotta, che con lui hanno perso la vita. L’Arma è presente e lo sarà sempre, anche con la Procura Europea, con i suoi assetti investigativi e i reparti specializzati, soprattutto quello dedicato alle truffe e alle frodi alimentari e quello per la tutela  dall’ambiente. Saremo a fianco dei magistrati europei”, ha dichiarato il Generale di Brigata Rosario Castello.

L’occasione è stata colta dalla Fondazione “Rocco Chinnici”, per la presentazione di un seminario dal titolo “Dal metodo Rocco Chinnici alla Procura Europea”, tenutosi presso la Chiesa di “San Giacomo dei Militari”, all’interno della Caserma “Carlo Alberto Dalla Chiesa”, sede del Comando Legione Sicilia.

“Il messaggio che noi vogliamo mandare è che il lavoro di Rocco Chinnici è stato importante, che il suo sacrificio non è stato vano, che con quelle innovazioni, in quel momento difficile da comprendere, ha segnato un percorso che ha portato oggi alla creazione di nuovi organismi in Europa, come la Procura Europea, che è una prosecuzione di quella idea di cooperazione, non solo tra le forze di polizia, ma anche fra i magistrati e i procuratori e l’idea del contrasto patrimoniale. Rocco Chinnici fu il primo a comprendere che la criminalità organizzata, la mafia, andava contrastata anche sul piano delle misure patrimoniali” ha dichiarato Caterina Chinnici, magistrato e deputato al Parlamento Europeo, nonché figlia del giudice ucciso dalla mafia.

“Sto lavorando perché cambi la definizione europea di criminalità organizzata”, ha aggiunto la Chinnici,  “perché la definizione della decisione quadro del 2008 non è più aggiornata e non è in grado di delineare quelli che sono i contorni della nuova criminalità organizzata, che ha caratteristiche imprenditoriali. È stato accolto un mio emendamento in una risoluzione del Parlamento Europeo, che sollecita proprio questa modifica, dove io cerco di delineare la connotazione della criminalità organizzata, secondo il nostro 416-bis del codice penale, che venne introdotto anche quello grazie al lavoro e alle sollecitazioni di mio padre, quindi una continuità importante con quel primo lavoro non compreso all’epoca”.

“È importante nel momento in cui si va riformare un sistema giudiziario, conservare l’indipendenza, che è un elemento fondamentale per le indagini e in fase giudiziaria”, ha affermato Laura Codruta Kovesi, Procuratore Capo Europeo. “I magistrati italiani hanno grandi competenze e possono essere ancora indipendenti dal punto di vista delle inchieste e del giudizio. E questo va difeso, per mettere a frutto la loro grande esperienza nell’ affrontare i diversi tipi di criminalità”.

Come ha spiegato il capo della E.P.P.O. (European Public Prosecutor’s Office), la Procura è un valore aggiunto soprattutto nel contrasto alle frodi fiscali, avendo giurisdizione sui ventidue Paesi che ne fanno parte. I procuratori possono portare un caso di fronte all’autorità giudiziaria, anche con l’ausilio dei colleghi degli altri Stati, a cui possono chiedere di in tempo reale i documenti necessari per proseguire le indagini, non essendoci più il blocco che la assistenza giuridica reciproca poneva. Fondamentale è anche il team di investigatori finanziari e quello degli analizzatori di dati, necessari per il contrasto al crimine organizzato. “Contiamo sull’Italia, a cui siamo grati”, ha concluso la Kovesi,“sappiamo che ci darà un aiuto strategico, è un nostro partner chiave, con cui abbiamo già firmato con la procura nazionale antimafia un accordo operativo di azione”.

“Rocco Chinnici è stato un magistrato che per noi ha costituito un modello di lavoro, condivisione, coordinamento e grande spinta soprattutto nel contrasto alle infiltrazioni mafiose nell’economia”, ha dichiarato Federico Cafiero De Raho, Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, che ha spiegato quanto sia necessario impedire alle mafie di continuare a infiltrarsi nell’economia. Come ha detto De Raho, oggi le mafie si sono trasformate e si mimetizzano dietro soggetti economici, che costituiscono l’interfaccia mafiosa capace però, di aggregare consensi, anche nel settore economico in cui si pongono, perché hanno grandi disponibilità finanziarie e queste pongono le mafie che operano nell’economia come un interlocutore sostenibile e col quale conviene fare affari.

“Rocco Chinnici ci ricorda il rigore morale, quindi di superare il concetto di convenienza, con quello di legalità”, ha affermato il Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, “La correttezza deve superare sicuramente qualunque altro concetto che favorisca illegalità, opacità e consenta invece di muoversi nella trasparenza, per consentire alla nostra economia di crescere”.

“Le mafie hanno cambiato pelle, hanno dato prevalenza all’infiltrazione nell’economia rispetto all’azione violenta, oggi si infiltrano non con l’intimidazione o con atti omicidiari o stragisti, ma con la convenienza” ha spiegato De Raho. “La criminalità organizzata offre al mercato la sua capacità economica e finanziaria, sostenendo quelle parti più deboli, che vengono poi utilizzate per un’aggregazione che da luogo a cartelli di imprese e a tutto ciò che ne deriva, perché aiuta poi la mafia a sovvertire il nostro sistema economico e ad aggirare le regole d’appalto”.

“Una strategia stragista oggi sarebbe pura follia, con uno Stato così forte, con una mafia, Ndrangheta e camorra colpite tutti i giorni, una strategia stragista determinerebbe uno stato di assedio delle mafie, quindi ancora un ulteriore arresto delle proiezioni mafiose” ha concluso il Procuratore Antimafia. “Oggi le mafie vogliono fare gli imprenditori. In diverse intercettazioni emerge come il mafioso usi il dito per il computer, per muovere grossi flussi di danaro, piuttosto che per muovere un grilletto come avveniva una volta”.

Di Francesco Militello Mirto – EmmeReports

Francesco Militello Mirto

Commenta

Clicca qui per pubblicare un commento

error: Content is protected !!