Cronaca

Ruperti: “Bisogna far perdere il consenso alla mafia”

Sono trascorse poco più di 24h dalla vasta operazione antimafia, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Palermo e svolta dagli agenti della Squadra Mobile della Polizia di Stato e dal Reparto Operativo dei Carabinieri, che ha portato all’arresto di sedici persone del mandamento mafioso di Ciaculli – Brancaccio.  

Il Capo della Squadra Mobile di Palermo, Rodolfo Ruperti ha spiegato che nel corso dell’operazione “Tentacoli”, è emerso come Cosa nostra realizzi una vera e propria “selezione dell’estortore”, con riferimento alla ricerca di un individuo, capace di “chiedere il pizzo”, ma non con modi bruschi che possano mettere a disagio il commerciante ed eventualmente spingerlo a denunciare alle Forze dell’Ordine.

“Selezionano gli estortori in maniera tale da mandare gente che si presenta con un piglio non particolarmente aggressivo, ma in grado di far capire alle vittime, che il dovuto deve essere dato, cercando anche di non suscitare reazioni da parte degli operatori commerciali e quindi possibilità che loro possano rivolgersi a noi” ci ha detto Ruperti. “Queste organizzazioni mafiose hanno bisogno comunque di un consenso che, spesso, viene chiaramente estorto, ma cercano anche di non essere particolarmente pervasivi con i commercianti, ritornando chiaramente poi a bomba, nel momento in cui le attività commerciali hanno un minimo di ripresa”.

Questo politica di “comprensione” da parte degli estortori della mafia di Brancaccio – Ciaculli è stata adottata durante il lockdown, un periodo ormai noto per le difficoltà economiche che gli esercenti hanno dovuto affrontare. Gli aguzzini della mafia, dunque, non potendo vessare particolarmente le attività commerciali, si rivolgevano solo a quelle poche che avevano la possibilità di aprire e davanti alle difficoltà nel pagare il pizzo in denaro, portavano via loro, prodotti e merce in vendita, come la macchinetta con le cialde per preparare il caffè, all’interno della quale, sono stati rinvenuti denaro ed una pistola con un colpo in canna.

“Quest’attività è stata molto importante per le nostre indagini, perché abbiamo ricostruito la vita di un mandamento mafioso molto agguerrito che, nell’arco degli ultimi anni, al traffico delle sostanze stupefacenti e al controllo delle piazze di spaccio, ha aggiunto una forte attività estorsiva sul territorio, cercando di trovare il consenso delle vittime” ha affermato il capo della Mobile, spiegando che nessuno degli esercenti commerciali coinvolti nell’attività estorsiva del mandamento mafioso di Ciaculli-Brancaccio si è mai rivolto alle Forze dell’Ordine. “È una questione di mentalità, ma non bisogna perdere mai la voglia di combattere” ha detto Ruperti.

La mafia opera un vero e proprio “pattugliamento del territorio”, cercando di ottenere un “consenso”, una “fiducia” tra i commercianti e i piccoli imprenditori del quartiere, prede degli aguzzini di Cosa nostra. Lo fa anche screditando le campagne antimafia della società civile e combattendo le mitizzazioni di personaggi pubblici uccisi in nome della legalità, come il “disappunto” del boss Maurizio Di Fede, che non approva la partecipazione della figlia di un’amica, ad una manifestazione scolastica, organizzata alla Magione, per ricordare i Giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

La vicenda della bambina, che tutti i media hanno riportato, fa capire come i mafiosi cerchino il consenso e come abbiano paura, che questo consenso attraverso iniziative e azioni repressive o come la mitizzazione di magistrati e poliziotti, possa essere perso” ha dichiarato il capo della Squadra Mobile di Palermo. “È una battaglia che deve andare avanti, sicuramente un giorno avrà una sua fine, quantomeno nella mentalità delle persone”.

La partecipazione di una persona a manifestazioni di solidarietà per le vittime delle stragi di mafia, è una forma di riconoscimento dell’opera di chi è morto per combatterla, per il lavoro dei magistrati e delle Forze dell’Ordine, che hanno provato ad estirpare il maledetto e nauseabondo cancro che infetta Palermo e la Sicilia ormai da sempre.  

“Bisogna educare i giovani, sempre più, alla cultura della legalità” ha aggiunto Ruperti. “L’importanza che hanno avuto alcune figure che, ogni anno commemoriamo e di cui si alimenta il ricordo, è fondamentale, perché i ragazzini lì conoscono e magari qualcuno si riconosce in loro. Magari qualcuno studia per fare il poliziotto o il carabiniere o per fare il giudice. E questo è un risultato sicuramente positivo. Bisogna continuare, per far perdere a queste persone il consenso che cercano di estorcere o di ottenere soprattutto in alcuni quartieri di Palermo”.

Di Francesco Militello Mirto – EmmeReports

Francesco Militello Mirto

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