Rubriche Storia

Giuseppe Garibaldi, l’eroe dei due mondi

Il 4 luglio del 1807 nasceva Giuseppe Garibaldi.

Ha dell’assurdo come la data di nascita, ed anche di morte, di Garibaldi coincidano con la nascita della Repubblica degli Stati Uniti d’America e della Repubblica italiana. In questo articolo ripercorreremo, in breve, le tappe fondamentali di un personaggio che si è reso protagonista del Risorgimento italiano e che ebbe anche un ruolo importante nelle Americhe. 

La vita di Giuseppe Garibaldi, figlio di un commerciante e di una casalinga, è stata sicuramente avventurosa e movimentata incarnando, i valori del patriottismo. Garibaldi nasce a Nizza, che faceva ancora parte dell’Impero francese, la sua istruzione viene seguita da precettori privati, ma gli esiti non entusiasmanti spingono il padre ad avviarlo verso la professione di marinaio.   

Influenzato dal Romanticismo in voga all’epoca, Giuseppe dimostrerà fin dalla più giovane età una vera e propria passione per il mestiere di marinaio, permettendogli di viaggiare per tutto il Mediterraneo, all’epoca ancora infestato da Corsari. Rimasto per tre anni ad Istanbul, si spinse persino sull’Atlantico e fino a Odessa, sul Mar Nero.      

Nel 1832, a 25 anni, Giuseppe Garibaldi diventa capitano di una nave mercantile ed in questo periodo entra in contatto con le idee repubblicane e patriottiche di Giuseppe Mazzini aderendo alla Giovine Italia ed iniziando così a conoscere il socialismo di Saint-Simon attraverso alcuni suoi seguaci in fuga verso la Turchia.      

Alla fine del 1833 si arruola nella Marina del Regno di Sardegna, col nome di battaglia di Cleòmbroto

Giuseppe Garibaldi si era arruolato con uno scopo preciso: prendere parte ad un ammutinamento, con l’obiettivo di suscitare una rivoluzione repubblicana a Genova, ed in seguito in tutto il Regno di Sardegna. Evidentemente, però, i tempi non erano ancora maturi: Genova rimane assolutamente tranquilla, e Garibaldi dovette rifugiarsi a Marsiglia, mentre in sua assenza da Genova, arriva la condanna alla pena di morte “ignominiosa”.

Garibaldi divenne così un ricercato e in quel tempo visse per un breve periodo dal suo amico Giuseppe Pares e continuò, sotto il falso nome dell’inglese Joseph Pane, a viaggiare: il 25 luglio salpò verso il mar Nero sul brigantino francese Union raccontando di essere un ventisettenne nato a Napoli.

Doveva svolgere l’attività di marinaio ma in realtà diventò secondo e sbarcando il 2 marzo 1835 si ritrovò in maggio in Tunisia.

Quando tornò a Marsiglia trovò la città devastata da una grave epidemia di colera; offertosi come volontario, lavorò in un ospedale, in qualità di benevolo, e ci rimase per quindici giorni. In quel periodo conobbe Antonio Ghiglione e Luigi Canessa. Poiché le rotte erano chiuse in parte per via del colera, Garibaldi decise di partire alla volta del Sud America con l’intenzione di propagandare gli ideali mazziniani. L’8 settembre 1835 partì da Marsiglia sul brigantino Nautonnier, nave comandata da Beauregard, assumendo la falsa identità di Giuseppe Pane e affermando di essere nato a Livorno; data la paga di 85 franchi, si presuppone che non svolse gli incarichi di marinaio la cui paga, a quell’epoca, era nettamente inferiore.

In quegli anni, il continente americano stava attraversando un intenso periodo di rivolte, che avranno un forte impatto sulla sua carriera.     

A Rio, Giuseppe Garibaldi trova una folta comunità di esuli liguri, commercianti ma allo stesso tempo seguaci degli ideali rivoluzionari e patriottici e decise quindi di partecipare alle vicende politiche del Brasile, arruolandosi come capitano volontario di un’imbarcazione della Repubblica di Rio Grande do Sul, in cui era in corso una rivolta democratica e secessionista. Giuseppe Garibaldi si dedicherà principalmente all’attività corsara ai danni di imbarcazioni dei paesi alleati con il Brasile imperiale, tra cui l’Austria ed il Piemonte.

La sua venerazione per Mazzini rimane tale che battezzerà “Mazzini” l’imbarcazione che comanderà in quel periodo.   

La fase della Repubblica Riograndense è costituita da azioni militari avventurose, agguati ed arrembaggi, dove il fattore sorpresa, la conoscenza del territorio, la freddezza e l’audacia hanno una enorme importanza. Giuseppe Garibaldi farà tesoro dell’esperienza acquisita, nonostante le ferite, le torture e la perdita di amici.

A Laguna, città conquistata dai ribelli, Giuseppe Garibaldi conosce la diciottenne Anna Maria Ribeiro da Silva, una donna già sposata da quattro anni, se ne invaghisce a tal punto da decidere di portarla con sé, colpito dal suo temperamento audace. I due si sposeranno in Uruguay nel 1842, e Anita (il nome con il quale lei passerà alla Storia) resterà compagna di vita di Giuseppe Garibaldi fino alla morte.

Nel 1841, dopo la nascita del suo primo figlio e la morte dell’amico e compatriota Rossetti, Garibaldi si incammina verso l’Uruguay. Al suo seguito c’è Anita, il loro primogenito, 900 capi di bestiame e una paga per i servizi prestati a Rio Grande do Sul. Durante la traversata, che dura 150 giorni, gli animali non sopravviveranno e Garibaldi si troverà a Montevideo, nel giugno del 1841, in totale miseria. Prova a sbarcare il lunario cercando lavoro come insegnante di matematica e commesso viaggiatore, inserendosi nella comunità italiana di Montevideo, fortemente influenzata dalle idee di Mazzini (nel 1844 entrerà nella massoneria di cui diventerà gran maestro); ma si renderà conto che la vita borghese evidentemente non era per lui.     

Nel 1842, su richiesta del governo di Montevideo, torna al comando di tre imbarcazioni, stavolta uruguaiane, per una nuova guerra di liberazione, contro Juan Manuel de Rosas, dittatore dell’Argentina. Dopo aver subito una serie di sconfitte, nel 1843 Giuseppe Garibaldi prende una decisione importante: organizza a Montevideo un comando composto da soli connazionali, la Legione italiana. La sua fama, grazie ad una eroica vittoria a San Antonio del Salto nel 1846, inizia a raggiungere l’Europa. In quest’occasione lo scrittore francese Alexandre Dumas sente parlare di lui per la prima volta e avrà un ruolo molto importante nel renderlo famoso come l’Eroe dei due mondi. Onestà ed il suo grande carisma, erano le qualità che colpivano gli osservatori stranieri.          

Acclamato anche in patria dai mazziniani, per il suo valore, Giuseppe Garibaldi inizia a pianificare il ritorno in Italia. Nel 1847 Garibaldi ha l’incarico di difendere Montevideo, ma il suo reale obiettivo è quello di disimpegnarsi dal suo ruolo in Uruguay, prendendo contatti con l’ambasciatore di Papa Pio IX per mettersi a sua disposizione. L’offerta non verrà accolta, ma era comunque un’ottima occasione per partire: all’inizio del ‘48, Giuseppe Garibaldi si imbarca con Anita ed i figli (ormai diventati tre), oltre a circa 70 legionari, verso l’Italia.       

Durante la sua permanenza in Sud America, Garibaldi apprende una serie di tattiche di guerriglia che gli saranno molto utili in seguito, contro eserciti totalmente impreparati a fronteggiarle come quello francese e quello austriaco. Giuseppe Garibaldi era ormai diventato un ribelle di professione.

Garibaldi rientrò in Italia nel 1848, poco dopo lo scoppio della prima guerra di indipendenza, e noleggiato un brigantino sardo chiamato Bifronte, rinominato Speranza (o Esperanza), viene nominato capitano. La partenza si ha il 15 aprile 1848, alle 2 del mattino, a bordo della imbarcazione un totale di 63 uomini che giunsero a Nizza il 23 giugno.

Tornato in Europa per partecipare alla prima guerra di indipendenza contro gli austriaci, il 25 giugno proferisce parole a favore di Carlo Alberto di Savoia e il 29 giugno si trova a Genova per giungere a Roverbella, nei pressi di Mantova dove lo incontra il 5 luglio.

Questo incontro fu accolto con parecchia indifferenza, per via della passata condanna a morte in contumacia ed anche per lo snobbismo di alcune alte cariche militari piemontesi alle quali non andava giù che un autodidatta potesse combattere col grado di Generale.

Incontrato Mazzini a Milano, dopo averne propagandato gli ideali per anni, ne rimane deluso per via di idee e visioni differenti, ma rimase comunque a Milano al servizio del suo governo provvisorio, con la carica di Generale. Formò il battaglione Anzani, al quale pose al comando Giacomo Medici, per poi partire alla volta di Brescia il 29 luglio, avendo ricevuto l’incarico di liberarla, con circa 3700 uomini che usarono le vesti abbandonate dagli austriaci.

Garibaldi non giunse però nella città, poiché venne richiamato a Milano a causa di alcune sue affermazioni contro Carlo Alberto che provocarono una dura reazione di quest’ultimo che portò all’ordine di fermarlo e di arrestarlo, provocando la diserzione di alcuni volontari. Giunse ad Arona, dove chiese contributi alla cittadinanza e poi a Luino dove il 15 agosto 1848 ebbe il primo scontro in Italia contro gli austriaci comandati dal colonnello Molynary. Riuscì a sconfiggerli, e verso Varese, navigando sul Lago Maggiore, dopo essersi impadronito di battelli nemici, penetrò per poco nel territorio austriaco.

Carlo Alberto firmò il 9 agosto un armistizio con gli Austriaci, deludendo i patrioti di Milano e permettendo agli stranieri di dare la caccia a Giuseppe Garibaldi, costretto alla fine del mese a ripiegare in Svizzera.       

Qui, Giuseppe Garibaldi si sistema per un po’ con Anita ed i bambini, ma alla fine del 1848, quando Papa Pio IX fugge da Roma, l’Eroe dei due Mondi si trova a Roma con la sua Legione. Mentre viene proclamata la Repubblica, ed il potere temporale del papa viene dichiarato decaduto, nel febbraio del 1849, Giuseppe Garibaldi viene eletto deputato nell’Assemblea Costituente, dove entrerà spesso in contrasto con Giuseppe Mazzini.  

Ad aprile, su sollecitazione del Papa l’esercito francese raggiunse Roma per abbattere la Repubblica, riuscendoci a luglio di quell’anno. Nel frattempo, Giuseppe Garibaldi lotta disperatamente per resistere e il 30 aprile si trova a difendere Roma presso il Gianicolo dando vita ad uno scontro memorabile; ma a giugno l’assedio francese ha la meglio e nel luglio del 1849 Garibaldi inizia una tragica ritirata verso Nord, passando per San Marino: inseguito dagli austriaci, costretto a fuggire attraversando gli Appennini, diretto verso la costa Toscana.

In questa occasione, nelle valli di Comacchio, Giuseppe Garibaldi, il 4 agosto del 1849, perde l’amata moglie Anita e ne lascia i resti a Nizza.

Inizia una fase che vedrà Giuseppe Garibaldi in giro per il mondo: dal Marocco, alla Cina per poi passare per gli Stati Uniti dove conobbe Teodoro Dwight che ricevette le sue Memorie, con l’accordo di non pubblicarle se non qualche anno dopo, nel 1859.

Dopo avere avuto colloqui segreti con Cavour, Giuseppe Garibaldi fece ritorno in Europa, dimostrandosi favorevole alla monarchia come base del futuro Stato italiano e nel corso della Seconda Guerra d’indipendenza arrivò a coordinare i suoi volontari al fianco dei piemontesi, facendo anche la conoscenza del Re Vittorio Emanuele di Savoia. Dopo l’impegno militare al fianco dei piemontesi che riportarono varie vittorie nel corso della guerra, Garibaldi dovette abbandonare i sogni rivoluzionari e, deposte le armi, si rifugiò presso l’Isola di Caprera, in Sardegna, dopo avere dato vita a Genova ad un manifesto in cui veniva criticata apertamente la politica dei Savoia.

In seguito alla rivolta della Gancia (prende in nome dalla chiesa presso la quale si è svolta rivolta) repressa crudelmente dalle truppe borboniche il 3 aprile del 1860, decise di dare vita all’impresa dei mille: nella notte tra il 5 ed il 6 maggio del 1860, parte da Quarto per sbarcare a Marsala l’11 dello stesso mese.

In nome di Vittorio Emanuele II, Giuseppe Garibaldi si proclama il 14 maggio a Salemi dittatore della Sicilia e ad aiutarlo c’è un’insurrezione popolare, ispirata del resto dal grande carisma di Garibaldi. La speranza dei contadini siciliani era quella di essere liberati dal feudalesimo e dalla schiavitù. A Calatafimi (15 maggio) Garibaldi dimostra che poteva sconfiggere i soldati del re di Napoli e alla fine del mese, Palermo è ormai nelle sue mani.        

Giuseppe Garibaldi ottiene un’altra vittoria a Milazzo il 20 luglio, stavolta con l’aiuto dei rinforzi settentrionali: il supporto dei Savoia era ormai evidente, contrariamente agli inizi dove Cavour e Vittorio Emanuele II non lo appoggiarono ufficialmente. Ad agosto Garibaldi attraversa lo stretto di Messina e sbarca in Calabria, senza concedere al nemico un attimo di pausa. Il 7 settembre, dopo una vera e propria campagna lampo, Giuseppe Garibaldi entra a Napoli da trionfatore, proclamandosi “Dittatore delle Due Sicilie”. Presso il fiume Volturno (26 settembre – 2 ottobre), a nord di Napoli, Garibaldi vince la battaglia più importante della sua vita, al comando di quelli che ormai erano diventati 30.000 uomini, arrestando in modo definitivo la ripresa dell’offensiva borbonica.        

Vengono indetti dei plebisciti in Sicilia e a Napoli, che siglano l’approvazione popolare delle operazioni militari. Quando Giuseppe Garibaldi incontra finalmente Vittorio Emanuele II, è lui stesso a salutarlo come re dell’Italia unita, ed il suo ruolo militare, in qualche modo, si è ormai esaurito.        

Il 7 novembre Vittorio Emanuele II entrerà a Napoli. Garibaldi, di rimando, tornerà a Caprera, rifiutando qualsiasi tipo di ricompensa. Agli occhi dei conservatori, Giuseppe Garibaldi rimane ancora un pericoloso radicale, per questo motivo non gli sarà consentito di governare Napoli come viceré.

Nel corso della Terza Guerra d’indipendenza, nel luglio 1866, alla guida dei volontari ottiene il controllo del Trentino e dopo avere annesso il Veneto, ritenne urgente ripartire alla riconquista di Roma, venendo bloccato dai soldati italiani che lo costrinsero a ritornare a Caprera; Giuseppe Garibaldi e i suoi uomini però fuggirono nuovamente e, riuscendo a tornare nella Penisola, varcarono il confine giungendo a Mentana, dove però furono nuovamente bloccati dai francesi il 3 novembre. Dopo Garibaldi fu arrestato a Fligine e ricondotto a Caprera.

Negli ultimi anni di vita Garibaldi aderì alle idee del socialismo e all’Internazionale; egli scrisse anche le Memorie autobiografiche e altri romanzi.

Si spense a Caprera il 2 giugno del 1882.

Come detto all’inizio dell’articolo, Giuseppe Garibaldi si spense per quello che molti anni dopo, il 1946, sarà l’anniversario della nascita della Repubblica italiana.

Curiosità: Giuseppe Garibaldi in Politica.

La Dittatura di Garibaldi (o Dittatura garibaldina della Sicilia) fu l’esecutivo che Giuseppe Garibaldi, dopo lo sbarco a Marsala durante la spedizione dei Mille, nominò il 17 maggio 1860 per governare il territorio della Sicilia liberato dai Borbone delle Due Sicilie, dopo essersi proclamato dittatore in nome di Vittorio Emanuele.

Dal 2 dicembre 1860 al 5 gennaio 1862 fu seguita dalla “Luogotenenza generale del re per la Sicilia”.

Emanò una serie di decreti tra i quali l’abolizione dell’imposta sul macinato e l’abolizione del titolo di “Eccellenza” ed il baciamano. Qui, tutti i suoi decreti:

decreto n. 2 del 14 maggio, stabiliva la formazione di una Milizia Nazionale, con una aliquota per il mantenimento dell’ordine pubblico;

decreto n. 4 del 17 maggio, mise a capo di ciascuno dei 23 distretti della Sicilia un Governatore;

decreto n. 5 del 17 maggio, aboliva l’imposta sul macinato;

decreto n. 7 del 18 maggio, stabiliva che sarebbe stato un Consiglio di guerra a giudicare i reati commessi sia dai militari che dai civili;

decreto n.12 del 28 maggio, stabilì che i reati di furto, di omicidio e di saccheggio sarebbero stati puniti con la pena di morte;

decreto n. 18 del 6 giugno, stabiliva l’adozione da parte dello Stato dei figli dei morti per la patria;

decreto n. 24 del 9 giugno, col quale tutti i fondi di beneficenza venivano destinati a coloro che fossero stati particolarmente danneggiati dagli effetti della guerra;

decreto n. 35 del 13 giugno, aboliva il titolo di “Eccellenza” e il baciamano;

decreto n. 43 del 17 giugno, imponeva alle navi siciliane di “innalzarsi la bandiera italiana, con al centro lo stemma della casa di Savoia”;

 decreto n. 45 del 17 giugno, sopprimeva le compagnie di Gesù e del S.S. Redentore;

decreto n. 78 del 30 giugno, stabiliva le pene contro i persecutori degli agenti del governo borbonico;

decreto n. 79 del 2 luglio, organico dell’Esercito Siciliano;

decreto n. 81 del 5 luglio, organico della Marina militare siciliana;

decreto n. 98 del 14 luglio, istituiva il “Corpo dei Carabinieri in Sicilia”;

decreto n. 140 del 3 agosto, col quale si adottava “per la Sicilia lo Statuto costituzionale vigente nel Regno d’Italia”.

Mogli di Giuseppe Garibaldi

La sua prima moglie fu Anita. Alla sua morte, ebbe una compagna, Battistina Ravello da cui ebbe una figlia. Le altre due mogli furono Giuseppina Raimondi e Francesca Armosino ed i suoi figli Ciro, Rosita morta a soli due anni, Teresita e Ricciotti avuti da Anita; una figlia nata dalla relazione con Battistina Ravello e da Francesca Armosino altri tre figli.

Giuseppe Garibaldi: fondatore dell’ENPA.

Il suo cavallo si chiamava Marsala, in onore del marchese Sebastiano Giacalone Angileri che lo regalò il giorno dello sbarco in Sicilia (11 maggio 1860). Il suo amore per gli animali, ma anche la proposta della contessa Anne Winter, lo portò a fondare nel 1871 a Torino la Società Reale per la protezione degli animali, poi trasformata in Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA).

Proposta di combattere nella guerra di secessione americana.

Il 12 aprile 1861, quattro giorni dopo il vibrante discorso di Garibaldi in Parlamento, era scoppiata la Guerra Civile americana.

In quella prima fase della guerra di secessione americana, gli Unionisti pur avendo un’indubbia superiorità di uomini e mezzi avevano una grave penuria di generali capaci. Per questo l’ambasciatore americano a Torino, George Pershins Marsh, suggerì al governo americano di arruolare Garibaldi nelle file nordiste. Proposta che il Presidente Abramo Lincoln accettò volentieri.

Garibaldi rispose al governo americano che avrebbe accettato l’invito a due condizioni: essere nominato Comandante in capo dell’esercito nordista e che venisse immediatamente abrogata la schiavitù, atto formale che Lincoln attuò soltanto nel 1865.

La risposta americana fu quella di offrire a Garibaldi il comando di un’armata indipendente, perché il Comandante in Capo delle forze armate era, come da costituzione il Presidente degli Stati Uniti e glissando sull’abolizione della schiavitù.

L’orientamento di Garibaldi dopo questa risposta decise di optare verso il rifiuto, ma il colpo decisivo che fece dire di NO all’eroe dei due mondi, fu lo scoop giornalistico del giornale liberale “Italia” di Torino, che pubblicò gli estremi della trattativa segreta.

di Vittorio Emanuele Miranda – EmmeReports

©Foto di Eugenio Hansen, OFS da Pixabay 

Vittorio Emanuele Miranda

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