Salute

Sguardi per il recupero dei pazienti al Maria Eleonora Hospital

Angelo è un appassionato della Ferrari, non ha mai perso un Gran Premio di Formula 1 da quando era bambino ad oggi. Le sue coronarie negli ultimi anni non hanno funzionato più bene come una volta. Per tale motivo ha dovuto subire un delicato intervento cardiochirurgico che lo ha tenuto lontano dal cavallino rampante e, soprattutto, dalla sua famiglia. Dopo circa un mese di ricovero, finalmente, potrà rivedere moglie e figli, anche se solo attraverso un vetro. Angelo è molto emozionato per questo giorno. Le dottoresse Fabrizia Rubino e Vitalba Lamia, psicologhe del Maria Eleonora Hospital, lo conoscono bene, sanno che è un paziente ansioso e sensibile. “È stato necessario prepararlo all’incontro” spiegano le due dottoresse. “Come per tutti i pazienti, Angelo è stato seguito prima dell’intervento cardiochirurgico, per cercare di abbassare, il più possibile, il livello d’ansia, ma anche durante la terapia intensiva”.

I pazienti vengono preparati con dei colloqui individuali per comprendere se il loro livello d’ansia può essere gestibile alla vista dei familiari. “Cerchiamo di facilitare questo incontro, creando già un contatto, ancor prima che avvenga la possibilità di vederli, quindi con un contatto quantomeno verbale e, soprattutto, attraverso le videochiamate” ci dicono le due psicologhe. “Forniamo quotidianamente un sostegno psicologico ai pazienti, valutando eventuali traumi che possano aver subito durante l’intervento e durante la degenza. Nella maggior parte dei casi, alcuni pazienti arrivano in urgenza e quindi non hanno neanche l’idea di dove si trovino o cosa sia successo, quindi lavoriamo per far comprendere come orientarsi nel tempo e nello spazio”.

Anche la preparazione al rientro a casa, dopo settimane di ospedalizzazione, è uno dei compiti importanti che devono svolgere le psicologhe del Maria Eleonora Hospital.  

“L’ospedale diventa come casa loro, non hanno più la cognizione del tempo, molti nostri pazienti si chiedono perfino cosa potranno fare una volta usciti da qui, se potranno tornare a svolgere le attività di prima in maniera regolare, se potranno tornare a lavorare” ci spiegano le dottoresse Vitalba e Fabrizia.

I pazienti in degenza lavorano molto attraverso il disegno, proiettando il loro stato emotivo sul foglio, poi interpretato dalle psicologhe, che valutano fragilità e punti di forza, comprendendo qual è il percorso che bisogna portare avanti per loro in maniera assolutamente individualizzata. Un’altra tecnica utilizzata presso il Maria Eleonora Hospital è la  musicoterapia, attraverso cui i pazienti, cercano di esprimere le proprie emozioni, attraverso canzoni scelte da loro. Come ci dicono le dottoresse Rubino e Lamia, lavorare durante la pandemia è stato faticoso e complicato, per vie delle regole anti-contagio, come le mascherine, il distanziamento fisico e l’obbligo di restare nella propria stanza per lungo tempo, che hanno peggiorato molto le condizioni psicologiche dei degenti.

Proprio per rispondere ad esigenze di salute psicofisica dei pazienti durante la pandemia, è stato inaugurato presso il Maria Eleonora Hospital, lo “Spazio degli Sguardi”, un’area appositamente realizzata per consentire le visite dei familiari ai pazienti della riabilitazione cardiologica in assoluta sicurezza, grazie ad un atrio collegato tramite un vetro al corridoio esterno.

“Non è immaginabile un percorso riabilitativo in cui il familiare non sia presente e parte attiva”  dichiara il dott. Vincenzo Sutera, direttore sanitario del Maria Eleonora Hospital. “Per il benessere dei pazienti e l’efficacia del piano di cure è fondamentale mettere in contatto le due dimensioni, sanitaria e relazionale, in un percorso di continuità. Lo Spazio degli Sguardi è stato reso possibile grazie al lavoro integrato di un’équipe multidisciplinare, composta da medici, infermieri, fisioterapisti, operatori sanitari, psicologici e caregiver, che consente la presa in carico di tutti i riferimenti della persona, lavorando su un sostegno che non è più soltanto emotivo e crea un ponte tra ospedale e territorio”

Il progetto è stato ideato e fortemente voluto dalla direzione della clinica, con la collaborazione delle psicologhe Fabrizia Rubino e Vitalba Lamia.

“A differenza di altri spazi, qui c’è una possibilità di contatto più autentico, anche se attraverso un vetro” raccontano le due dottoresse. “L’incontro è svincolato da particolari armature, dispositivi di protezione individuale come tute o guanti, le persone indossano solo la mascherina. I pazienti in riabilitazione, che sono alla seconda settimana di degenza cardiologica, hanno così la possibilità di alleviare la sofferenza causata dalla distanza e dalla lungodegenza. Questo consente di migliorare gli aspetti motivazionali del percorso riabilitativo, abbattendo la percezione dell’isolamento”.

Il recupero dell’autonomia e del contatto con la quotidianità sono infatti fasi fondamentali del percorso di cura e di riabilitazione, che hanno a che fare con la possibilità del paziente di riaffermare la propria identità. “La perdita di contatto con il mondo esterno e con il proprio ruolo di nonno, genitore o coniuge condiziona negativamente la risposta dei pazienti alle terapie e la sola idea di incontrare un parente o una persona cara costituisce per loro uno stimolo prezioso” spiegano Fabrizia e Vitalba. “In parallelo, l’attivazione di questa iniziativa fornisce uno stimolo ai degenti per muoversi da un piano all’altro dell’ospedale e avere nuove opportunità di relazione. Il movimento, infatti, genera sempre un cambiamento. Non da ultimo, poi, l’incontro ravvicinato con i propri cari ricoverati mitiga la preoccupazione dei familiari, che diventano parte del processo di cura”.

Di Francesco Militello Mirto – EmmeReports

Francesco Militello Mirto

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