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Giù la mascherina, il Circo Sandra Orfei riparte da Palermo

Finalmente sono tornati e, per colpa del lockdown, lo hanno fatto in un periodo che di solito viene sfruttato per riposarsi; ma la voglia di ripartire, dopo 7 mesi esatti dallo stop, era tanta e quindi, con tantissimi sacrifici, lo hanno fatto. Stiamo parlando degli artisti del Circo Sandra Orfei che, dallo scorso 27 maggio, hanno ripreso a fare quello che gli riesce meglio e che li premia in giro per l’Italia: stupire, divertire e, alla fine, persino commuovere.

A farci da Cicerone, Angelo Patti o più semplicemente “Patti il Clown” che ha aperto il suo caravan per raccontare la sua storia e quella dei suoi compagni di viaggio.

Angelo sin da bambino aveva il sogno di diventare clown e sapeva che per fare divertire e commuovere, occorreva prima di tutto essere un bravissimo attore. Dopo essersi iscritto ad una scuola di recitazione, arrivano i primi ruoli con le compagnie locali (è nato a Strambino in Piemonte), e poi nel 2015, dalle sue parti, passa il Circo di Vienna riaccendendo così quell’amore mai dimenticato.

Angelo decide allora di “fare sul serio” e parte per Londra dove frequenta i corsi della London Clown School e lavorando come aiuto-cameriere part-time e frequentando workshop e laboratori, affina il proprio repertorio teatrale e ritornando in Italia, dopo varie esperienze, entra a fare parte del Circo Sandra Orfei.

Nello spettacolo “Il sogno di un clown”, Angelo Patti ripropone la nascita di quel personaggio che ha ispirato canzoni, opere teatrali e film commuovendo i grandi e facendo divertire i più piccoli.

Le artiste circensi sono donne bellissime e Tracy Errani non è da meno. Nata a Grosseto 23 anni fa, è cresciuta in tutta Italia. Come lei stessa ci ha detto, il suo è un cognome molto antico e importante nella storia del circo italiano. I suoi miei nonni erano circensi, sua nonna, infatti, era un grandissimo clown che lavorava con la mitica Moira Orfei, girando tante nazioni come l’Ungheria, la Turchia, l’Iran, la Romania e la Bulgaria. Un punto di riferimento nella sua vita e nella sua carriera è stata sicuramente la mamma Soara, che le ha insegnato, all’età di dieci anni, il numero delle spade: “in pratica tengo in equilibro una spada sulla fronte e poi, con la bocca, un pugnale sulla cui punta metto in equilibrio la spada”.

Le piace girare per l’Italia, per il mondo, vedere posti e persone sempre diverse. “Per me il circo è il mestiere più bello del mondo!” ha spiegato Tracy. “Per me questo lockdown, in cui siamo dovuti stare fermi sette mesi consecutivi, è stato terribile, siamo abituati a stare in un posto al massimo due settimane, solo a Natale restiamo fermi in una città per un intero mese”.

Come per tutti i lavoratori, anche per i circensi, il periodo della pandemia è stato difficile. “Sembrava di stare in una prigione, abituati a lavorare tutti i giorni, con due spettacoli e avere sempre il pubblico. Stare fermi, senza neanche poter fare le prove è stato terribile” ha affermato Tracy. “Ci siamo sentiti abbandonati dalle Istituzioni, purtroppo non abbiamo avuto molti aiuti, eccetto per gli animali, che hanno avuto il loro fieno, la carne per i leoni e le tigri. Per noi è stata dura”.

Senza entrare troppo nel merito, le abbiamo chiesto in merito agli animali nel circo: “Sono state fatte delle ricerche da alcuni veterinari, che hanno constatato che gli animali del circo, non sono neanche un po’ stressati, perché mangiano tutti i giorni, hanno la loro vasca, la cascata d’acqua e i ventilatori, insomma, stanno bene”.

Nel suo futuro Tracy Errani vede il circo e come tutti gli artisti, ambisce a raggiungere livelli professionali sempre più alti. La sua giornata è divisa tra l’allenamento mattutino, lo spettacolo del pomeriggio e quello della sera. “La sera lavoriamo fino a tardi” ci ha spiegato Tracy. “Siamo pressoché sempre occupati, ma abbiamo una vita normale, usciamo, giriamo le città, come tutti e andiamo al mare, soprattutto qui, dove il mare siciliano è qualcosa di unico e indescrivibile”.

Proseguiamo il nostro viaggio all’interno dello chapiteau e incontriamo Francisco Hernandez, domatore di leoni venezuelano, che ci confida di aver ricoperto in passato svariati ruoli all’interno del circo e che ci svela inoltre di avere lui stesso costruito il cannone che “sparerà” Svjatoslav Gabuda ad una velocità di 110 km/h per una distanza di circa 25 metri, nel numero dell’uomo cannone.

Chiediamo a Francisco da dove sia nata l’idea del cannone. “Da piccolo ho sempre voluto fare il cannone, che avevo visto una volta in un circo in Sudamerica. Dopo un po’ di ricerche sono riuscito ad avere, tramite un amico, il progetto del sistema interno e finalmente sono riuscito nel sogno di costruirlo. Anzi di costruirne due, il Covid ha fermato il circo ed io ho avuto tanto tempo per dedicarmi al cannone che utilizziamo nel numero di Svjatoslav.

Un numero che richiama gli albori del circo e che nel tempo si è andato perdendo tanto che non sono in molti ancora a prevederlo all’interno del proprio spettacolo. “Si è perso perché i giovani non vogliono farlo più per il suo alto grado di pericolosità. Ci vuole tanto allenamento per evitare di farsi veramente male e il rischio dell’incidente è sempre probabile. Noi proponiamo il numero in una chiave più moderna, con piacere luci e tanto spettacolo attorno”.

Francisco Hernandez non nasce domatore, lo diventa in Europa e grazie alla moglie che è “una Togni” e che lo introduce nel mondo degli animali, o meglio dei leoni. “Preferisco i leoni perché sono già difficili da gestire rispetto alle tigri, nel mio numero domo quattro maschi, nati in cattività come se fossero dei figli, dei cagnolini…” continua Francisco che introduce il discorso sulle polemiche relative all’utilizzo degli animali all’interno del circo.

“I leoni nel circo vivono di più rispetto a quelli in libertà che hanno una aspettativa di vita di 9 anni. Non lo dico io ma veterinari tedeschi: nel circo i leoni riescono a vivere più del doppio rispetto a quelli in libertà. Vengono trattati bene e, sarebbe assurdo il contrario, visto che sono parte integrante del numero come noi. I miei leoni mangiano 7 chili di carne al giorno, se parliamo del Leon tigre, arriva a mangiarne 10 di chili e potete vedere che la sua mole è molto più grande rispetto ad un comune leone” conclude Francisco portandoci nel recinto dove “Thor” un Ligre o Leon tigre, nato da papà leone e mamma tigre, fa le fusa al proprio “domatore” come se fosse un enorme gatto.

Ci allontaniamo dal recinto e intravediamo quello che sino a qualche minuto fa, vestito da Capitan America, è stato sparato dal cannone creato proprio dal domatore Francisco. Parliamo di Svjatoslav Gabuda, 28enne russo, nipote dell’omonimo scienziato fisico.

“Ho scelto Capitan America perché piace molto ai bambini. Prima del Covid passavo tra il pubblico e sceglievo un bambino che alla fine mi “sparava”: era molto bello e si divertivano tanto” dice sorridendo Svjatoslav a cui chiediamo cosa ci sta dietro ad un numero così pericoloso come quello dell’uomo cannone.

“Tanta preparazione fisica e cioè pesi, corpo libero e salti. E’ un numero molto difficile e su 100 variabili, ammetto di poterne controllare 20 e quindi può succedere qualsiasi cosa senza che io possa in qualche maniera intervenire” continua Svjatoslav che vanta esperienze nel campo degli stunt-man e che ammette di provare meno paura nel gettarsi da un tetto o nel darsi fuoco, rispetto a farsi sparare a 110 km/h.

“Andare oltre la rete è quasi impossibile, come anche andare troppo a destra o sinistra – in quel caso sarei io a sbagliare tremendamente – la mia più grande paura è quella di non avere la giusta spinta e quindi andare troppo corto” continua il ragazzo che studiando ingegneria meccanica ha potuto calcolare la parabola del proprio volo.

Comprendiamo che il cannone sia uno strumento molto delicato e che la manutenzione è basilare affinché si possa ridurre al minimo l’errore che potrebbe diventare anche mortale.

“Dalle 15 del pomeriggio non ho mai un minuto libero, perché dedicato tutto il mio tempo alla manutenzione del cannone” conclude Svjatoslav Gabuda.

Finalmente è ora dello spettacolo che l’impresario circense Claudio Vassallo ha reso possibile, nonostante il lockdown… E’ tempo di immergersi nella splendida atmosfera del circo stando con il naso all’insù ammirando le acrobazie al trapezio di Elis Togni, le fasce aeree di Odette e l’antipodismo di Michael Babic Vanacore. Di “Patti il Clown“ ammiriamo la sua teatralità colta e moderna, ritroviamo Tracy Errani con il suo equilibrismo alla scala e l’affascinante bellezza di Sara Mateva con il suo numero – con i tacchi – al filo rigido basso. Il russo Svjatoslav Gabuda “Capitan America”, Francisco Hernandez e i suoi leoni, Giampaolo Maltese ventriloquo di dalle straordinarie doti e… Tanto altro perché finalmente il circo è ritornato!

di Antonio Melita e Francesco Militello Mirto – EmmeReports

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