Rubriche Storia

5 maggio 1821, duecento anni fa moriva Napoleone Bonaparte

La rubrica di questa settimana parlerà di uno dei più grandi personaggi che la Storia abbia mai avuto: Napoleone Bonaparte.

Un personaggio che, tra fans ed “odiatori seriali” ad oggi risulta molto discusso ma che innegabilmente ha avuto un grande rilievo nella Storia di tutti i tempi.

Napoleone, infatti, è stato uno degli ultimi grandi interpreti di quel sogno chiamato Roma e la sua sconfitta/morte è stata l’elemento che ha segnato il passaggio da un’età storica ad un’altra: la fine dell’età moderna e l’inizio dell’età contemporanea.

Nato ad Ajaccio in Corsica il 15 agosto 1769, figlio di Carlo Maria Buonaparte e Maria Letizia Ramolino, proveniva dalla piccola nobiltà italiana. I genitori combatterono nella guerra tra corsi e francesi, a favore dell’indipendenza corsa. In seguito al Trattato di Versailles del 1768, la repubblica di Genova lasciò il via libera alla Francia sulla Corsica e così ne nacque una guerra tra i francesi e gli indipendentisti corsi.

il 23 aprile 1779, all’età di nove anni, il giovane Napoleone fu ammesso, sempre per iniziativa del padre, alla Scuola reale di Brienne-le-Château, nel nord della Francia, dove rimase fino al 17 ottobre 1784. Era costantemente preso in giro dai compagni della scuola perché d’oltralpe, oltre che appartenente alla piccola borghesia. Tuttavia, Napoleone era molto determinato e proseguì i suoi studi per poi diventare tenente d’artiglieria nel 1794. Di sentimenti repubblicani e divenuto generale, nel 1796 sposò Giuseppina, donna di sei anni più grande e già madre di due figli, vedova di un ufficiale francese ghigliottinato durante la Rivoluzione francese.

A soli 26 anni, gli fu affidato il comando dell’armata francese impegnata nella campagna d’Italia contro gli Austriaci, padroni di quasi la totalità del nord del Belpaese e facente parte di una coalizione che comprendeva lo Stato Pontificio e il Regno di Sardegna.

Napoleone attaccò la Repubblica di Genova e il Piemonte e nel maggio 1796 ottenne la Savoia e la Contea di Nizza, prima di mettere in fuga l’esercito austriaco e di entrare da liberatore a Milano. Tra il 1796 e il 1797 Napoleone occupò l’Emilia e la Romagna, arrivando vicino a Vienna. Ottenuto un armistizio con l’Austria, guadagnò Avignone dallo Stato Pontificio.

Nell’Italia del Nord conquistata sorsero delle repubbliche, che furono abbandonate da Napoleone e governate sotto il pugno di ferro dell’occupazione militare francese. Tra le varie cose, a Napoleone Bonaparte dobbiamo il primo tricolore italiano, al quale ho già dedicato un precedente articolo.

Finita la Campagna d’Italia, il Direttorio francese gli ordinò di attaccare l’Inghilterra: Napoleone scelse di occupare l’Egitto, possedimento turco, ma adatto per colpire gli interessi economici inglesi. Il condottiero preparò bene la Campagna d’Egitto, scegliendo i soldati più pronti fisicamente a sopportare il caldo e allestendo una potete flotta. Sbarcò in Egitto nel 1798 presentandosi come un liberatore e sconfiggendo i Mamelucchi nella battaglia delle Piramidi.

Napoleone rientrò in Francia nel settembre del 1799 dove pose fine alla crisi politica causata dalla sconfitta della flotta francese ad opera dell’ammiraglio Nelson, con il colpo di stato del 18 Brumaio. Il Direttorio fu esautorato e la Francia fu affidata ad un consolato di tre Membri: Napoleone, Charles-Maurice de Talleyrand e Joseph Fouché.

Sconfitte le opposizioni composte sia dai sostenitori del ritorno della monarchia (in particolare di Luigi XVIII, fratello del decapitato Luigi XVI) sia dai Giacobini, nel 1800 cercarono di uccidere Napoleone con una bomba, portando però ad un consolidamento del potere napoleonico che rimase principalmente legato alle vittorie militari contro la seconda coalizione anti-francese. 

Nel 1801 Napoleone firmò la pace con Austria e Inghilterra e nello stesso anno, per rafforzare il potere, siglò il concordato con la Chiesa di Roma: il Cattolicesimo fu riconosciuto religione non di Stato, ma della maggioranza dei Francesi, e la Chiesa di Roma riguadagnò in Francia importanti privilegi.  

Nel 1802, attraverso un plebiscito, Napoleone Bonaparte si fece eleggere console a vita, ma non bastava e nel 1804 il popolo lo nominò Imperatore.

E’ voce popolare che durante la cerimonia d’incoronazione nella cattedrale di Notre Dame a Parigi, Napoleone tolse la corona dalle mani di Papa Pio VII, che stava per consacrarlo, ponendosela sul capo e così affermando: «Dio me l’ha data, guai a chi la tocca!».

La politica di Napoleone Bonaparte, si fondò principalmente sul senso di unità nazionale, rafforzato nella lotta contro le varie coalizioni antifrancesi che si formarono a partire dal 1800. In Napoleone l’accentramento del potere fu avviato attraverso la creazione dei prefetti, ufficiali che controllavano ogni distretto di Francia, e la redazione nel 1804 del Codice Civile napoleonico, raccolta di leggi che affermava la centralità dello Stato e ribadiva i principi rivoluzionari di libertà personale e uguaglianza dei cittadini, oltre alla laicità dello Stato.

Possiamo scrivere che sotto Napoleone, abbiamo avuto un prototipo di stato sociale che permetteva un’economia mista e che pur seguendo i nuovi ideali, il tutto doveva passare dalla centralità statale, proprio per impedire al ceto borghese di creare un proprio strapotere.

Seguiranno dal 1804, cinque anni di guerre che sconvolsero l’Europa.

Nel 1805 sconfitti gli Austro-Russi ad Austerlitz, il dominio napoleonico si estese al Veneto, in Istria e Dalmazia e nel Regno di Napoli.
Lo stesso anno, la vittoria della flotta inglese di Nelson nella battaglia di Trafalgar segnò la rinuncia definitiva al progetto di invadere l’Inghilterra. Non potendo arrivare in Inghilterra, Napoleone decise nel 1806 di espandersi verso Oriente: creò la Confederazione del Reno e proclamò decaduto il Sacro Romano Impero.

Dopo aver sconfitto la Prussia la inserì con l’Olanda nell’Impero in costruzione e, per minare la potenza inglese, proclamò il Blocco Continentale, che stabilì il divieto per i Paesi europei di commerciare con l’Inghilterra. 
Il 1807 segnò l’apice della potenza francese: la pace di Tilsit con la Russia fece dello Zar Alessandro I un alleato.
Nel 1808 l’espansione francese trovò difficoltà in Spagna, ma l’anno seguente nuove vittorie sull’Austria portarono a nuove annessioni in Italia: Parma, la Toscana, l’Umbria e il Lazio caddero nelle mani dei francesi, che trafugarono importanti opere d’arte, ma non la Gioconda, a differenza di quanto si crede, portata da Leonardo da Vinci in Francia nel 1517.   

Buona parte dell’Europa era guidata dall’Impero napoleonico, che si fondò sulla supremazia di un esercito composto da cittadini reclutati attraverso la leva obbligatoria.

Negli Stati conquistati o annessi, affidati a membri della famiglia di Napoleone, fu esteso il sistema amministrativo e giuridico francese.
Nonostante la pacificazione dell’Europa riuscì, andavano nascendo sempre delle ostilità anti-francesi per il fatto che l’economia delle province del nuovo impero francese, venivano riadattate ai bisogni della stessa Francia, oltre che dallo stato Pontificio.
Inoltre, Napoleone cercò di far rimanere fedele lo Zar russo all’alleanza con l’invasione della Russia, in quanto decise di rimanere distaccato ed indipendentemente dalla Francia perché dal blocco continentale imposto ai francesi dell’Inghilterra, la Russia con un sistema proprio non aveva nulla da guadagnare.
La campagna di Russia si concluse con la ritirata dei francesi, dopo una perdita di 400.000 soldati, colpiti dalle battaglie, dalla fame, dalla strategia russa del terreno bruciato e dal rigido inverno Russo.

Qui ebbe inizio il declino di Napoleone.

La nuova coalizione antifrancese composta da Inghilterra, Russia, Prussia e Austria sconfisse i francesi a Lipsia nel 1813. La stessa che in seguito entrò a Parigi e portò Napoleone ad abdicare ed essere esiliato all’isola d’Elba di cui ebbe l’amministrazione in seguito alla creazione del principato dell’isola d’Elba creato il 13 aprile 1814 in virtù del trattato di Fontainebleau in base al quale si permetteva a Napoleone Bonaparte di conservare i suoi titoli nobiliari rinunciando per sé e per i suoi discendenti a qualsiasi diritto dinastico sulla Francia, l’Italia e gli altri Paesi già appartenuti al Primo Impero francese.

Le potenze vincitrici, credendo d’aver vinto definitivamente, iniziavano la ridefinizione dei confini d’Europa attraverso il Congresso di Vienna, nel marzo del 1815 Napoleone fuggì dall’Elba e rientrò a Parigi, dove riassunse il potere e venne salutato da una folla in delirio.
Iniziarono gli ultimi Cento giorni di governo di Napoleone, che si conclusero nel 1815 con la sconfitta di Bonaparte a Waterloo da parte delle potenze della coalizione.  

La Francia venne invasa dagli eserciti stranieri e Napoleone fu esiliato nell’isola di Sant’Elena dove morì il 5 maggio 1821. 

Alcune curiosità.

L’invenzione del cibo in scatola.
Grazie a Napoleone è stato inventato il cibo in scatola, un modo di conservare gli alimenti che veniva incontro alle sue esigenze belliche e che iniziò ad essere sperimentato proprio durante le campagne napoleoniche.

Il ritrovamento della stele di Rosetta.
Nel corso della campagna d’Egitto di Napoleone è stata rinvenuta la stele di Rosetta, una lastra di granito con lo stesso testo scritto in greco, domotico e con i geroglifici. Grazie alla stele, qualche anno dopo l’archeologo Champollion riuscì a decifrare i geroglifici consentendo agli studiosi del tempo di compiere un importante passo avanti nello studio della civiltà egizia. 

Altezza di Napoleone.
Si dice che Napoleone fosse basso ed effettivamente sembra che non superasse i 168 cm: tuttavia a quei tempi la statura media dei francesi era inferiore ad oggi e quella statura era assolutamente nella norma. Anzi, di 3 cm superiore alla media nazionale dei francesi dell’epoca. Quindi bassino rispetto ai canoni attuali ma non rispetto agli uomini del suo tempo.

Napoleone Primo Re d’Italia e l’ordine cavalleresco della corona di ferro.
Napoleone è stato presidente della Repubblica Italiana dal 1802 al 1805, Fu incoronato Re d’Italia dal 1805 al 1814. il 5 giugno 1805 a Milano, creò l’Ordine militare della corona di Ferro.
L’ordine esiste ancora oggi ed è retto da SAS il Principe di Chauvigny et Nimes Massimiliano Molini di Valibona ed i componenti dell’ordine sono ferrei sostenitori della causa napoleonica e del fatto che il primo Re d’Italia non sia Vittorio Emanuele II di Savoia ma proprio Napoleone Bonaparte.

di Vittorio Emanuele Miranda – EmmeReports

Vittorio Emanuele Miranda

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