Società

“La scuola si cura non si chiude”: protestano genitori, insegnanti e alunni a Palermo

Alle 11 in piazza Verdi a Palermo sit in di genitori, insegnanti e alunni riuniti sotto lo slogan “La scuola si cura, non si chiude”.

Circa un centinaio tra insegnanti e piccoli scolari si è radunato stamani davanti al Teatro Massimo per chiedere lo stop della didattica a distanza (DAD) e il rientro a scuola.

In queste ore in tutta Italia si moltiplicano le iniziative di protesta contro la didattica a distanza voluta dal Ministro Lucia Azzolina per contrastare la diffusione della pandemia da Coronavirus nelle scuole.

La stessa ministra della Pubblica Istruzione ha ammesso qualche giorno fa come lo strumento della didattica a distanza abbia perso l’efficacia iniziale: “Io ho voluto la DAD a marzo scorso ma questa può essere utile per qualche settimana, oggi è evidente che non può più funzionare. A scuola nascono amicizie e amori, oggi i ragazzi sono arrabbiati e disorientati, c’è un black out della socialità. La scuola è un servizio pubblico essenziale, è un diritto costituzionale”.

La situazione degli studenti è diventata molto difficile come emerso dall’indagine pubblicata da Save the Children che registra un aumento dei tentati suicidi e in generale dei disagi psichici in questa fascia d’età.

“L’educazione e la formazione sono beni di prima necessità a cui dare priorità nella gestione di una pandemia. L’assenza della scuola in presenza ha gravi ripercussioni per tutti gli studenti di ogni ordine e grado: danni didattici, psicologici, sociali, non sono indennizzabili da alcun “ristoro”. Altrettanto preoccupante è l’aumento della dispersione e dell’abbandono scolastico causato dalla dad. Non c’è dpcm che possa togliere quello che la Costituzione garantisce: la scuola (aperta) a tutti” si legge nel manifesto “La scuola si cura non si chiude” del gruppo che ha organizzato il sit in.

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“Opporsi alla chiusura generalizzata non significa volere scuole aperte comunque, significa adoperarsi per scuole più sicure, accettare chiusure mirate là dove ci fossero focolai e valorizzare gli istituti anche come luoghi di monitoraggio territoriale del contagio, significa insegnare buone pratiche di convivenza e di reciproca responsabilità, trasmettendole ai giovani che saprebbero adottarle negli altri contesti in cui vivono” è quanto scritto nel manifesto del gruppo che ha organizzato la protesta.

La protesta si è svolta nel rispetto delle normative anti Covid in relazione al distanziamento e, soprattutto, all’utilizzo delle mascherine.

di Antonio Melita e Francesco Militello Mirto – EmmeReports

Antonio Melita

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