Open Arms. Salvini: “Vado orgoglioso delle nostre politiche umanitarie”

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Open Arms. Salvini: “Vado orgoglioso delle nostre politiche umanitarie”

Mezzi della Polizia di Stato, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, agenti e transenne per impedire l’accesso a eventuali malintenzionati che volessero accedere nella zona attorno all’aula bunker, dove si è svolta, questa mattina, l’udienza preliminare del processo Open Arms. Gli unici ammessi sono stati i legali e i giornalisti accreditati, che, nemmeno durante il maxi-processo, come hanno raccontato i giornalisti più anziani, sono stati perquisiti dalle tre alle quattro volte e costantemente video sorvegliati dagli agenti della Digos.

Tutte queste precauzioni perché alla “sbarra”, presso l’aula bunker del carcere Ucciardone, c’era l’ex ministro dell’Interno e leader della Lega, Matteo Salvini, accusato di avere sequestrato i migranti a bordo della ONG spagnola.

Poco lontano dall’ingresso dell’aula bunker, uno sparuto presidio di una ventina di attivisti e associazioni, alquanto silenziosa. Alcuni rappresentanti di Open Arms, che, per sostenere la loro causa, hanno preferito evitare di parlare con i giornalisti.

Il Giudice dell’udienza preliminare, Lorenzo Jannelli, ha ammesso tutte le parti civili del procedimento a carico di Salvini, come annunciato dopo la camera di consiglio. Valutate le richieste avanzate da sette migranti, tra cui un minore e undici tra associazioni e altre parti. Si tratta di: Legambiente, Arci, Ciss, Associazione studi giuridici, Giuristi democratici, Cittadinanza attiva, Open Arms, Mediterranea, AccoglieRete, Oscar Camps e il capitano della nave.

Il Gup di Palermo ha cambiato, infine, la data di rinvio dell’udienza preliminare per Matteo Salvini. L’udienza è stata rinviata al prossimo 14 gennaio, per il conferimento dell’incarico al traduttore di spagnolo e successivamente al 20 marzo.

Sono stati otto i principali punti su cui la difesa di Matteo Salvini ha puntato oggi a Palermo. L’Open Arms ha agito di sua iniziativa, al di fuori delle regole sul soccorso in mare, nel tentativo di far entrare in Italia migranti irregolari. Per tale ragione, sin da subito l’Italia ha vietato l’ingresso nelle proprie acque territoriali. Non spettava all’Italia indicare un porto di sbarco sicuro (POS) ai migranti, che erano saliti a bordo della nave Open Arms. dopo essere stati recuperati in acque libiche e maltesi da una nave battente bandiera spagnola. L’Italia infatti non era né Stato di primo contatto, né Stato coordinatore, non avendo mai assunto il coordinamento delle operazioni di soccorso.

L’Italia ad ogni modo non si è sottratta dal fornire sempre assistenza ai migranti. I minori  giunti in prossimità delle acque italiane sono stati fatti sbarcare. Il Comandante della Nave Open Arms ha sempre avuto numerose alternative. Ad esempio, il 1 agosto, dopo il primo trasbordo, era a meno di tre giorni di navigazione dalla Spagna. Perché non si è diretto lì sin da subito e ha insistito per voler sbarcare in Italia? La gestione di tale episodio di immigrazione irregolare costituiva attuazione della linea di Governo condivisa dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dai Ministri competenti, secondo quanto concordato nel “Contratto per il governo del cambiamento” sottoscritto dalle forze di maggioranza dell’epoca. Tale linea prevedeva il raggiungimento di un accordo di redistribuzione dei migranti tra gli Stati membri dell’Unione Europea, come fase prodromica al successivo sbarco. All’epoca dei fatti il comandante Marco Reig Creus era già indagato per violenza privata e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Due dei migranti che erano a bordo sono attualmente in carcere.

“L’ONG parte da Siracusa per andare a Lampedusa, invece non si capisce perché, poi si dirige in acque libiche. Ci interessa capire le ragioni per le quali si parte per una destinazione e poi si cambia. Sugli italiani non incombeva un obbligo di POS, si trattava di una nave che batteva bandiera spagnola, non c’è stato nessun tipo di salvataggio nelle acque di competenza italiana” ha dichiarato l’avvocato Giulia Bongiorno, legale di Matteo Salvini.

“La nave, nell’immediatezza, aveva la possibilità, in due giorni dal primo soccorso, di raggiungere la Spagna, perché c’erano condizioni meteo favorevolissime, fatto ampiamente documentato. Malta ha dato l’ok allo sbarco di 39 persone ed è stato rifiutato. L’Italia si è detta disponibile al parziale trasbordo dei migranti e a scortare la ONG sino alla Spagna ed è stato rifiutato, è stato dato dalla Spagna un porto più vicino e hanno rifiutato” ha spiegato la Bongiorno.

“Per il diritto internazionale, il posto doveva essere dato dalla Spagna, cosa che è avvenuta, ma il comandante della ONG ha continuato a rifiutare, forse dovrebbe spiegare bene le ragioni del rifiuto, visto che, addirittura, c’era una unità navale della Marina Spagnola, che era venuta fino in Italia, a prenderli. Il contratto di governo prevedeva il contrasto all’immigrazione clandestina e quindi il Governo Italiano era assolutamente compatto a combattere l’immigrazione clandestina. Inoltre, secondo, le informazioni che avevano all’epoca dei fatti, la nave costituiva un pericolo per la sicurezza nazionale” ha concluso l’avvocato Giulia Bongiorno.

“Sono grato alle Forze dell’Ordine che sono state impegnate in questo sabato e che penso e spero non vengano impegnate per i mesi a venire, visto che a Palermo e in Italia ci sono altri problemi in sicurezza e altri processi sui reati veri” ha esordito Matteo Salvini, dopo che è terminata l’udienza preliminare che lo vede accusato di sequestro di persona.

“C’è una nave spagnola che ha raccolto immigrati in acque libiche e in acque maltesi, che ha rifiutato uno sbarco a Malta, che ha rifiutato un primo porto in Spagna, che ha rifiutato un secondo porto in Spagna, che ha rifiutato di essere scortata da una nave militare in Spagna, mettendo a rischio la salute dei 162 salvati a bordo, che ospitava a bordo degli scafisti, che oggi sono in due carceri italiane” ha continuato l’ex ministro dell’Interno, che ha aggiunto “Nessuno si è fatto male, nessun è morto, nessun si è ferito e a processo non ci vanno i trafficanti, ma ci va colui che, allora, difese le vite, le regole, la sicurezza e i confini del proprio Paese.  Colui che era pagato per fare questo. E sono qua assolutamente tranquillo, anzi orgoglioso di quello che ho fatto e ricordo che durante il mio mandato al Ministero, abbiamo dimezzato il numero di morti e dispersi nel mar Mediterraneo, che sono nuovamente aumentati, quando sono tornate ad aumentare le partenze e gli sbarchi. Mi spiace solo per il costo che la cittadinanza italiana sopporta per questi processi e per il tempo che faccio perdere alla magistratura e anche a voi, però sono assolutamente felice di quello che ho fatto e di quello che, quando gli italiani potranno tornare a votare, tornerò a fare”.

Durante il Governo Giallo Verde e tuttora, le unità navali della Guardia di Finanza, della Guardia Costiera e, talvolta, della Marina Militare, hanno continuato e continuano a soccorrere migranti nel Canale di Sicilia, spesso, senza l’attenzione mediatica. “Vado orgoglioso delle nostre politiche umanitarie e di legalità. Certo, abbiamo continuato a operare nel Canale di Sicilia e a salvare vite umane, ma assolutamente  con correttezza” ha confermato Salvini, concludendo che “Se c’è una nave spagnola che si rifiuta di obbedire alle norme di altri paesi, lascio giudicare a voi chi è colpevole e chi è innocente!”

Di Francesco Militello Mirto – EmmeReports

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