Rubriche Storia

Francesco Paolo Gravina: il Principe di Palagonia

Principe di Palagonia
Nel 1854 muore, senza eredi, Francesco Paolo Gravina ultimo principe che destinerà tutti i suoi beni all'Opera Pia Principe di Palagonia.

Oggi voglio parlare di un’eccellenza del tutto palermitana che ha speso la propria vita al servizio degli ultimi e che in caso di tumulti dimostrò un certo orgoglio patrio.

Il 31 ottobre scorso è stato il ventesimo anniversario della chiusura del procedimento della sua beatificazione, aperta dal Cardinale Salvatore Pappalardo, scriverò di Francesco Paolo Gravina, il Principe di Palagonia.

Francesco Paolo Gravina è nato a Palermo il 5 febbraio del 1800, da Provvidenza Gravina e Gaetani (1774-1805) e Salvatore Gravina e Cottone (1742-1826).

La madre sposò lo zio per garantire ai Gravina la continuità ereditaria ed il mantenimento del titolo di Principe che gli fu concessa dal 1600, in quanto figlia unica di Ferdinando Francesco II.

Francesco Paolo era ultimogenito della coppia dopo le quattro sorelle Agata, Francesca Paola, Giulia, Gioacchina nate tra il 1792 ed il 1797. 

La sua famiglia di origine pugliese, si stabilì in Sicilia nel 1300, fino a diventare una delle famiglie più potenti ed influenti dell’intera isola. Devoti al santo di Paola, da lui prese il nome e difatti il suo nome corretto era Francesco di Paola Ferdinando

Principe di Palagonia e Lercara Friddi, Francesco Paolo fu cresciuto ed educato agli insegnamenti della chiesa cattolica, passò un’infanzia ed un’adolescenza spensierata. Nel 1819 sposò Maria Nicoletta Filangeri, figlia del principe di Cutò, la quale finì però ben presto per tradirlo con Francesco Paolo Notarbartolo, figlio del principe di Sciara. 

Sempre più note si facevano le scappatelle notturne della moglie e sempre più forti erano le voci del popolo che parlava dei continui tradimenti della moglie del Principe di Palagonia ai danni del marito tanto da creare scandalo; fino a che dieci anni dopo il matrimonio, nonostante Francesco Paolo amasse fortemente la moglie e cercò di salvare il matrimonio, nel 1829 ordinò al suo usciere di mandare via la moglie al ritorno della sua solita scappatella notturna. 

Ritiratosi in un primo momento in solitudine ed in meditazione, poteva scegliere se divorziare e rifarsi una vita, risposarsi ed assicurare un’eredità ai Gravina, oppure scegliere di rimanere fedele in Cristo ed operare secondo i suoi insegnamenti.

Scelse la seconda strada e ciò gli valse il titolo di “Ultimo Principe”.

Inizialmente, lo si vedeva distribuire oro agli indigenti nelle periferie palermitane, tanto che si dicesse che il tradimento e l’allontanamento della moglie lo aveva portato alla pazzia, ricordando tanto San Francesco. In seguito, iniziò ad operare in maniera più organizzata. 

Tutti i suoi immobili diverranno a poco a poco centri di accoglienza per i poveri, gli emarginati ed i diseredati. Divenne in breve tempo noto per il suo attivismo nella testimonianza dei principi cristiani.

Sindaco di Palermo negli anni 1832 – 1834 (all’epoca chiamato Pretore) soddisfacendo la popolazione per la gestione della città ed in seguito fu chiamato a gestire l’epidemia di colera negli anni ’36 – ’37 che risolse con la creazione del deposito di mendicità, destinato al ricovero degli indigenti.

Nel 1839 divenne responsabile del Reale Albergo dei Poveri, un altro ente di concentramento, stavolta pubblico. Aveva destinato persino il suo palazzo al ricovero degli indigenti adibendolo ad ospedale; dormendo in una stanza di fianco a quella del suo segretario e trascorrendo le sue giornate sovrintendendo i ricoveri. 

Nel 1847 gli arriverà la concessione ecclesiastica, richiesta dieci anni prima, per la creazione della congregazione delle Suore di Carità del Principe di Palagonia (lui le aveva chiamate di San Vincenzo de’ Paoli).

Ad oggi, è il solo laico ad aver creato un ordine di suore.

Il suo intento era quello di creare anche un ramo maschile dell’ordine, ma resterà un sogno nel cassetto per mancanza di frati.

Il principe si distinse anche a Lercara per il sostegno che dava alla popolazione bisognosa (in particolar modo durante l’epidemia colerica del ’37), e per la difesa dell’ambiente e della salute dell’intera comunità in relazione alla questione della lavorazione dello zolfo.

Qui possedeva una miniera, dei terreni ed alcuni edifici. Tra gli altri: l’attuale Sala Principe di Palagonia (ex cineteatro) all’epoca da lui affidata ad una compagnia di attori, e Palazzo Palagonia sede attualmente del Comune, immobili (entrambi allora dei magazzini) che dopo la sua morte furono acquisiti dal Comune di Lercara.

Era solito venire a guardare gli spettacoli quando l’8 maggio del 1849 i cittadini di Lercara lo aggredirono (saranno parole forti, però mi preme dire che è un tratto distintivo tipico del popolo rivoltarsi, aggredire e mordere la mano che li ha nutriti e benvoluti, preferendo invece chi li tratta irragionevolmente a suon di sferzate) e non vi tornerà mai più.

Durante la rivolta del 1848 contro Ferdinando II di Borbone (che per l’occasione si meriterà l’appellativo di “Re Bomba”, dopo aver raso al suolo Messina bombardandola con la flotta da guerra reale) il Principe, essendo membro della Camera dei Pari, si schierò per l’indipendenza dell’isola dal Regno delle due Sicilie.

Quando i Borbone torneranno l’anno successivo, il Principe fu uno dei pochi che non si comportò da voltagabbana e non ritrattò le sue posizioni, rimanendo fedele al Parlamento siciliano.

Il principe morì all’età di 54 anni e per le sue esequie volle che la sua salma fosse vestita di un saio e trasportato col capo appoggiato ad una tegola come san Francesco.

Il giorno del suo funerale, la salma fu seguita da una folla enorme e deposta nella chiesa di Baida, fuori Palermo.

Nel 1958, i resti mortali sono stati trasportati la Casa madre delle sue Suore di Carità.

Il Cardinale Salvatore Pappalardo iniziò il processo di beatificazione nel 1990 ed il nulla osta fu rilasciato dalla Santa Sede il 23 aprile del 1990: il processo si concluse il 30 ottobre del 2000.

Il 9 ottobre 2017, ricevendo in udienza il cardinal Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, Papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto con cui Francesco Paolo Gravina veniva dichiarato Venerabile.

Ad oggi si aspetta l’autorizzazione dal Santo Padre per la nomina a Beato, divenendo cosi, ufficialmente, il Santo protettore di tutti i sindaci d’Italia.

La Vigilia di Natale del 1990 il Barone Francesco Paolo Sausa crea l’Associazione degli amici del Principe di Palagonia “A.d.P.”, creando nel corso degli anni con vari comuni siciliani (tra i quali il Comune di Palermo) un gemellaggio.

L’intento dell’associazione è quello di dedicare una sala di un edificio comunale o di uno spazio pubblico, al Principe Francesco Paolo Gravina di Palagonia e Lercara Friddi. 

Alla presente giornata, l’associazione continua ad ottenere nuovi comuni gemellati e continua il sodalizio, nel nome dell’Ultimo Principe.

di Vittorio Emanuele Miranda – EmmeReports

Vittorio Emanuele Miranda

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