La Storia dimenticata: la guerra italo-turca

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La Storia dimenticata: la guerra italo-turca

La guerra italo-turca è uno di quegli avvenimenti storici noti soltanto agli addetti del settore o agli appassionati perché poco menzionato se parliamo di anniversari e altrettanto ignorato se consultiamo i programmi scolastici.

Sicuramente hanno avuto più fortuna il 25 aprile o la fine della prima guerra mondiale anche se poi quest’ultima, data l’impossibilità ad essere ignorata per l’importanza che riveste, finisce per essere sminuita con il termine “vittoria mutilata” coniata da Gabriele D’Annunzio.

Un termine, tra l’altro, che di certo il poeta non intendeva utilizzare nell’intento di ridicolizzare i soldati che avevano combattuto, sino a sacrificare la vita per la propria terra.

Parlerò quindi di questa guerra, ignorata persino nel suo centenario, combattuta dal Regno d’Italia contro l’Impero Ottomano tra il settembre del 1911 e l’ottobre del 1912, volta a conquistare le regioni nordafricane della Tripolitania e della Cirenaica.

Prima di parlare della guerra italo-turca, bisogna comunque fare una pur breve spiegazione degli antefatti che hanno portato all’inizio del conflitto e non si può non menzionare l’apertura del Canale di Suez nel 1869.

Sia chiaro, non che la riapertura di un canale possa causare una guerra, tuttavia questo evento ha fatto sì che il Mar Mediterraneo ritornasse ad avere una grande importanza strategica persa nei secoli passati, riaprendo rotte commerciali tra l’Africa, l’estremo Oriente e l’Europa.

L’Italia, essendo al centro del Mediterraneo, acquisiva un’ulteriore importanza strategica e, per mantenerla, bisognava avere un maggiore controllo sui territori africani e, di conseguenza, avere una colonia che fosse a ridosso di quel canale.

Si pensò quindi di mettere le mani sulla Libia, i cui piani d’invasione risalgono addirittura al 1881, per impedire un ulteriore espansionismo della Francia in Africa, che potesse limitare il potere dell’Italia sul Mediterraneo.

Fu per questi motivi che, nel 1881, la Francia invase la Tunisia; una mossa che passò alla Storia come lo “Schiaffo di Tunisi”. Uno schiaffo subito dall’Italia che aveva abbandonato l’idea di invasione perché all’epoca richiedeva sforzi bellici elevati ed avrebbe incrinato i rapporti proprio con la Turchia.

Quanto scritto a riprova che le ingerenze sulla politica interna italiana da parte di altre potenze europee deriva da molto lontano.

La precedente campagna d’Etiopia persa dall’Italia aveva spaccato l’opinione pubblica in due fronti. I favorevoli, come Giovanni Pascoli e Ricciotti Garibaldi, figlio di Giuseppe e Anita, sostenevano che una vittoria avrebbe portato prestigio e i contrari, come Gaetano Salvemini, che seguivano la linea pacifista dettata dallo storico socialista Filippo Turati

La guerra scoppiò il 29 settembre del 1911; l’ultimatum recapitato dall’ambasciatore italiano ad Istanbul, conteneva i seguenti termini: “le forze ottomane in Libia non avrebbero dovuto ostacolare le forze d’occupazione italiane in Tripolitania e Cirenaica o sarebbe stata guerra”.

Tra le varie curiosità il Gran Vizir fu incredibilmente accomodante impegnandosi a garantire anche i commercianti italiani in Libia, ma rispose ad ultimatum oramai scaduto.

Sebbene la sottovalutazione delle forze armate turche, abbia portato i tempi del conflitto più di quelli previsti, questa guerra è importante perché abbiamo un’Italia totalmente rinnovata dal punto di vista militare con importanti innovazioni aeree, navali e di comunicazioni che di fatto hanno permesso di vincere senza troppe perdite e di sbaragliare l’avversario.

Vennero impiegati in guerra per la prima volta gli aeroplani ed i dirigibili, permettendo un vantaggio sulle ricognizioni e la conoscenza del territorio e venne introdotto l’utilizzo del telegrafo che accelerò le comunicazioni tra Roma e le truppe in Africa.

Da ricordare la battaglia navale di Prevesa con la presa di Tripoli il 2 ottobre del 1911 da parte dell’ammiraglio Luigi Faravelli.

A seguito del rifiuto turco di resa, l’Ammiraglio, con un abile stratagemma, fece sembrare i soldati italiani occupanti più di quanti fossero realmente, tenendo la città fino all’arrivo delle forze d’invasione italiane sotto il comando del Generale Carlo Caneva, all’epoca il genere in attività più anziano d’Europa.

La battaglia di Tobruch, riscattando la prima vittoria ottomana del 1911, ha permesso all’Italia di avere un porto per le forze navali più vicino rispetto a quello di Augusta in Sicilia.

Le operazioni in Cirenaica videro l’occupazione di Homs, Derna e Bengasi anche grazie all’aiuto dei combattenti ascari d’Eritrea specializzati nel prendere prigionieri nei campi turchi e trasportarli nelle linee italiane.

Questi reparti costituirono il nucleo embrionale del Regio Corpo Truppe Coloniali della Tripolitania e del Regio Corpo Truppe Coloniali della Cirenaica.

Mi piacerebbe raccontare nel dettaglio tutte le fasi e le battaglie del conflitto italo-turco, ma non basterebbero dieci pagine e mi ritrovo a dover saltare alle conclusioni, ma posso garantire che in questa guerra combattuta a tutto campo su più mari, oasi e controffensive ottomane, non mancarono di certo grandi colpi di scena.

Il 3 ottobre del 1912 Giovanni Giolitti fece sapere che, se la Turchia non avesse accettato la pace, l’Italia avrebbe bloccato il trasporto di truppe turche via mare.

Questa minaccia fece capitolare i diplomatici ottomani che, preoccupati per la situazione nei territori balcanici, si trovarono a firmare il 18 ottobre del 1912 il Trattato di Losanna, concludendo così la guerra italo-turca.

Il Trattato di Losanna non prevedeva “la sovranità piena ed intera del Regno d’Italia sulla Tripolitania e la Cirenaica”, così come dichiarato unilateralmente dall’Italia con Regio decreto n. 1247 del 5 novembre 1911, convertito in legge il 23 e il 24 febbraio 1912, bensì la sola amministrazione civile e militare su un territorio che giuridicamente restava a far parte dell’Impero Ottomano.

Di contro la Turchia si impegnava a revocare l’espulsione dei cittadini italiani, effettuata a giugno come ritorsione dell’occupazione italiana del Dodecaneso, e il reintegro nel lavoro svolto, con i relativi contributi pensionistici e il trattamento di fine rapporto equivalente ai mesi passati senza impiego.

Nonostante la vittoria, si registrarono alcune schermaglie tra le forze italiane e quelle di resistenza libiche represse nel 1921, ovvero alla conclusione della campagna di Libia (1913 – 1921).

Questo porterà, nel 1923, ad un secondo trattato di Losanna che prevedeva la totale sovranità italiana sui territori di Tripolitania, Cirenaica e Dodecaneso.

di Vittorio Emanuele Miranda – EmmeReports

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