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12 ottobre 1492: la scoperta dell’America

12 ottobre 1492: la scoperta dell’America
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La scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo è una delle tappe più significative della storia dell’umanità in quanto decreta la fine del medioevo ed il passaggio all’età moderna.

E’ inoltre tra le date più discusse, non solo perché si è supposto che fosse stata una “scoperta casuale”, ma anche perché di recente è stato oggetto di contesa e di scontri sociali e razziali.

Abbiamo visto nei mesi scorsi le proteste del movimento Black Lives Matter accanirsi imbrattando, decapitando e abbattendo monumenti storici, tra le quali proprio quella di Cristoforo Colombo reo, secondo i manifestanti, di essere approdato in America dando inizio così al colonialismo bianco.

Bisogna anche dire che la comunità italoamericana è scesa in strada col chiaro intento di difendere la propria storia, motivo di orgoglio e, cosa strana, che in paesi dell’America latina come Cuba, in cui Colombo è realmente stato, le sue statue non sono state minimamente toccate. 

Anche il Columbus Day, istituito nel 1937 dal presidente Roosevelt, è stato “sotto attacco” nel 2017 quando il consiglio comunale di Los Angeles decise di abolire la festa nazionale sostituendola con una giornata per commemorare «le popolazioni indigene, aborigene e native».

Un anno più tardi, con l’attuale Presidente USA, Donald Trump venne riabilitato con il nome originario subendo non poche contestazioni.

Decisa fu la risposta di Trump: “Con il Columbus Day ricordiamo il grande italiano che ha aperto un nuovo capitolo della storia mondiale ed il permanente significato della sua azione per l’emisfero occidentale. Purtroppo ci sono degli estremisti che stanno cercando di minare negli ultimi anni l’eredità di Colombo. Questi estremisti stanno cercando di sostituire la narrativa dei suoi enormi contributi con accuse di fallimenti, le sue scoperte con atrocità, le sue conquiste con trasgressioni”.

Fatta questa premessa che mostra come la figura di Colombo condiziona ancora i tempi attuali, vorrei incentrarmi su fatti e teorie storiche.

Oggi sappiamo bene che il primo a metter piede in terre americane non è stato Colombo, ma svariate popolazioni prima di lui, come testimoniano i moltissimi ritrovamenti. 

600 anni prima di lui arrivarono i vichinghi, abbiamo ritrovamenti romani e fenici che in realtà non si sono mai concessi all’esplorazione del continente o, almeno, non in maniera troppo approfondita. Resta comunque il dubbio se Colombo in realtà fosse giunto in America con la convinzione di essere arrivato in India oppure era ben consapevole di essere giunto in altre terre.

Passiamo in rassegna alcune tesi: una di queste afferma che Colombo raggiunse l’America già nel 1485, in una missione segreta finanziata da Innocenzo VIII e Lorenzo de’ Medici usando, misteriose carte geografiche in possesso della Santa Sede. Questa tesi, sostenuta dallo studioso Ruggero Marino, si basa sulla leggendaria mappa dell’ammiraglio turco Piri Re’is e l’anacronistica epigrafe sulla tomba del Papa.

Un’altra tesi, sostenuta dal giornalista Marcello Staglieno, si basa sulla convinzione che il navigatore toccò il Labrador e Santo Domingo quando era imbarcato su una galea portoghese diretta in Islanda nel 1477.

Il saggista Cvetan Todorov, nel suo libro “La conquista dell’America. Il problema dell’altro”, ci parla di un Cristoforo Colombo, con una fede così forte da indurlo a passare il suo tempo nella preghiera e nell’omelia a discapito dei rapporti umani.  

La fede era tale che Cristoforo Colombo avrebbe voluto trovare nuove ricchezze per potere finanziare una nuova Crociata verso il santo sepolcro, cosa di cui non fece mai segreto.

Fermo restando che concordiamo tutti sul fatto che quella europea è stata una conquista che ha portato ad uno scontro di civiltà con atteggiamenti ingiusti, tipici dei vincitori di una guerra, invito a non cadere nel tranello de “i nativi americani non conoscevano guerra, violenza e schiavitù prima dell’arrivo dell’uomo bianco e cristiano”.

La schiavitù, ad esempio, era presente presso le civiltà precolombiane, soprattutto presso gli aztechi, e regolamentata dallo Stato, con connotati molto simili a quella romana.

Il mercato degli schiavi era florido e la maggior parte di loro erano prigionieri di guerra o persone incapaci di pagare i propri debiti (servitù debitoria). La schiavitù non era ereditaria, dava quindi la possibilità di poter ottenere la libertà ed uno schiavo poteva essere legalmente adottato come figlio del padrone, diventandone l’erede.

Era così strutturata che in realtà gli spagnoli nei territori aztechi la ereditarono senza cambiare molto. Anzi, nonostante tutto, per quanto abbiano le loro colpe, gli europei nel giro di pochi secoli hanno seriamente lavorato per l’abolizione della schiavitù, cosa che gli Indios, non fecero mai in migliaia di anni. Tra i difensori degli Indios, impossibile non menzionare il vescovo Bartolomeo de Las Casas.

Altro punto importante, erano i sacrifici umani a scopo religioso. Secondo scritti aztechi, per l’inaugurazione di un tempio del 1487, furono sacrificati 84.000 schiavi. A riportarlo è Mark Stevenson nel suo articolo Evidence May Back Human Sacrifice Claims, pubblicato in LiveScience, 23 gennaio 2005.

Un’altra testimonianza dei sacrifici aztechi è di Bernal Díaz, nel suo “Historia verdadera de la conquista de la Nueva España”, che così riporta: “Su questi altari si trovavano idoli con corpi dall’aspetto diabolico, e ogni notte cinque indiani venivano sacrificati davanti a loro; i loro toraci venivano aperti, e braccia e cosce tagliate. Le mura erano coperte di sangue. Noi rimanemmo sconcertati e demmo all’isola il nome di Isleta de Sacrificio”.

Per concludere, la scoperta di Colombo è stata fondamentale per la storia dell’umanità decretando la fine del medioevo e l’inizio dell’età moderna.

Senza le esplorazioni di Colombo non avremmo potuto rinvenire i resti di altre civiltà; un personaggio che ha segnato quindi la storia e che i suoi detrattori non cancelleranno mai.

di Vittorio Emanuele Miranda – EmmeReports

Redazione

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