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Antonino G. Perricone al Museo Degli Angeli di Brolo nelle parole di Vinny Scorsone

Antonino G. Perricone al Museo Degli Angeli di Brolo nelle parole di Vinny Scorsone
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Quando l’arte diventa linguaggio non muore, ma può essere dimenticata. È quello che purtroppo sta accadendo all’opera di Antonino G. Perricone, artista siciliano che possiamo ammirare nella sua coerenza e bellezza stilistica in una mostra al Museo Degli Angeli in provincia di Messina. L’evento è ospitato sui Nebrodi, nell’ex Convento di San Francesco, a Sant’Angelo di Brolo e presenta una selezione dei dipinti di Perricone dalle collezioni del Museo.

Il Maestro, nato nel 1933 e scomparso nel 2015 ha sempre dato all’arte un profondo significato etico preferendo donare alla collettività gran parte della propria produzione che è oggi conservata tra il suo paese natale, Carini, Brolo e la Fondazione Thule del professor Tommaso Romano.

Perricone, nella sua ricerca stilistica, crea spazi mentali dove l’osservatore si perde in una continua sollecitazione percettiva giocata sulla fisiologia della visione e non sulla rappresentazione o sull’immagine. Un’arte non naturalistica ma connaturata all’uomo, è una pittura che dialoga con la mente e non con i ricordi aprendo un nuovo percorso nelle arti visive. Per apprezzare e conoscere meglio l’artista ne parliamo con il critico d’arte Vinny Scorsone, che lo ha conosciuto e studiato con particolare attenzione.

La mostra del maestro Perricone al Museo degli Angeli di Brolo: antologica o retrospettiva?

Quella dedicata ad Antonino G. Perricone, lui era molto legato a quella G, è una mostra retrospettiva in cui sono rappresentati tutti i passaggi del suo percorso artistico, dal figurativo agli ultimi collage. Una mostra, quindi che permette di seguire i mutamenti del suo lavoro nel corso degli anni. Possiamo apprezzarvi diverse tecniche: dal disegno, in cui Perricone era un vero e proprio maestro, all’incisione, dalla pittura ad olio agli acrilici fino alla sua ultima produzione, quella dei collage.  

Come descrivere la sua poetica?
La pittura di Perricone è essenzialmente antropocentrica; anche laddove vi siano elementi naturali, la figura umana è sempre la protagonista. Al centro del mondo vi è l’uomo con tutte le sue spinte verso il futuro e i legacci che lo tengono ancorato ad un passato da cui è difficile staccarsi. Il suo riempire le tele con flussi di energia, che apparentemente possono sembrare nastri, ma non lo sono, rappresenta il continuo modificarsi delle forme in uno spazio, ora saturo ora aperto.

Perricone riprende il concetto futurista espresso da Balla nella celebre scultura ‘Forme uniche della continuità nello spazio’ ma la sua figura, invece di deformarsi, si forgia. È un processo incessante di creazione della forma, un universo che ribolle di energia in cui l’uomo fluttua alla continua ricerca di sé stesso. Le sue opere sono un omaggio alla vita, sia animistica che naturale; lo spirito e la carne si uniscono nel procedere del tempo. 

Che relazione abbiamo fra l’opera di Perricone e il panorama artistico del suo tempo?

Tranne che per il primo periodo, in cui la sua pittura rifletteva molto il clima artistico europeo, Perricone ha mantenuto una cifra stilistica estremamente personale che gli ha permesso di non lasciarsi coinvolgere da mode e da sterili vagheggiamenti contemporanei. Il rapporto tra uomo e natura o gli aspetti inconsci dell’animo umano, che da sempre contraddistinguono i temi principali dell’arte di tutti i tempi, lo hanno continuamente caratterizzato, rendendolo un artista ‘classico’ seppur proiettato, nel modo di eseguire i suoi dipinti, verso la contemporaneità.

Detto questo, Perricone è sempre stato attento osservatore di ciò che avveniva nel campo artistico internazionale; non si è mai chiuso in una torre d’avorio, ma ha seguito con curiosità ciò che avveniva non solo in Italia ma anche all’estero scegliendo, infine, di rimanere sé stesso, un artista fortemente legato alla pittura figurativa e ben fatta. 

Le grandi questioni sociali hanno inciso con evidenza sulla ricerca artistica del Maestro?

Perricone ha vissuto pienamente il proprio periodo storico, anche in modo molto diretto. Negli anni Sessanta aprì anche una galleria a Palermo ed istituì una borsa di studio per giovani diplomandi del liceo artistico e dell’Istituto d’arte. Per l’aspetto storico-politico sono pochi i quadri rimasti che trattano tali argomenti e quando accade questi lo fanno in maniera poco esplicita, basandosi soprattutto sulla scelta di forme e colori specifici più che sui soggetti veri e propri.

L’unica cosa che mi sento di dire in proposito è che Perricone, nel suo modo di fare arte, non solo visive perché è stato anche scrittore di racconti e poesie, ha cercato sempre la libertà, la verità, trattando le sue tele e le sue incisioni come fossero uno specchio nel quale rivedere le proprie inquietudini, inquietudini dovute evidentemente, al periodo storico vissuto (non certamente facile) e alla sua vita personale. Abbiamo bellissime e grandi opere che rappresentano, ad esempio, l’uomo moderno e le sue incertezze, le sue catene e le spinte intellettive ed emozionali.

Tutto è vincolato dalla forma e poi questa stessa si rarefà tornando a quella libertà più assoluta che ritroviamo in alcuni suoi lavori degli anni Settanta. Forse le sue ultime opere, i collage, evidenziano con più incisività e in maniera più esplicita, rispetto ai dipinti, le sue riflessioni sul mondo moderno. 

Può spiegarmi i punti di contatto fra Perricone e Francesco Carbone?

Antonino G. Perricone e Francesco Carbone avevano due modi opposti di vedere l’arte. Se il primo, infatti, prediligeva la maniera ‘tradizionale’ e preziosa di far pittura, l’altro, invece, era più proteso verso le avanguardie, la Land art, l’arte povera, l’arte cinetica e la poesia-visiva. Due modi di affrontare l’arte in maniera antitetica. Carbone era molto legato al proprio tempo e la sua arte era da attivista, dirompente; presto fu nota in gran parte del territorio nazionale con pubblicazioni nella rivista ‘Presenzasud’ che aveva fondato e su cui scriveva con Achille Bonito Oliva, Germano Celant, Carlo Giulio Argan, Gillo Dorfles, Maurizio Calvesi, Maurizio Fagiolo Dell’arco e altri nomi prestigiosi.

Perricone, invece, era più intimo, defilato da quello che possiamo definire il palcoscenico internazionale. La convergenza che possiamo trovare è la profonda riflessione sull’Uomo, in quanto essere attorno cui, nel bene e nel male, tutto ruota e nel fatto che per entrambi l’arte per l’arte non conti nulla. Concordavano che il compito dell’artista fosse quello di rompere gli schemi per costruire nuove coscienze all’interno della società civile, raccontando con l’utilizzo della propria linea stilistica, l’universo emotivo e culturale che è imprescindibile dall’essere umano.

Ha parlato di Perricone grafico e incisore: quali sono i suoi elementi distintivi?

Perricone è sempre stato, nel campo dell’incisione, un vero e proprio cesellatore. Trattava le sue lastre come fossero filigrana. Era estremamente paziente, quando lavorava. Le sue incisioni rappresentano l’uomo e la natura dove l’uno è parte integrante dell’altro, anche se posti su piani grafici differenti. Molto attento alla forma, un vero perfezionista. Amava il disegno, amava perdersi negli intrecci della matita, nel groviglio delle foglie. Era come se si ponesse come agente creatore di un personale micro-cosmo. 

Qualcuno ha raccolto il testimone della sua arte?

No, non mi è parso di vedere nel panorama artistico contemporaneo nulla di assonante con il suo modo di dipingere. I temi sì, ma quelli, come dicevo, fanno parte dell’asse portante dell’intera storia dell’arte. 

Perché è importante visitare la mostra a Sant’Angelo di Brolo su Antonino G. Perricone?

E’ una delle rare occasioni per conoscerlo, oggi purtroppo si dà poco risalto a questo artista. Se si escludono le mostre che lo riguardano portate avanti dalla Galleria Studio 71 di Palermo e dal Museo degli Angeli di Brolo, che ne possiede una nutrita collezione donata proprio dall’artista, si potrebbe pensare, con dolore, che per la città di Palermo Perricone non sia mai esistito.

Antonino G. Perricone
Opere della collezione del museo

Museo Degli Angeli, Via San Francesco snc – Sant’Angelo di Brolo (ME)
fino al 31 ottobre 2020

di Massimiliano Reggiani – EmmeReports

Redazione

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Un pensiero su “Antonino G. Perricone al Museo Degli Angeli di Brolo nelle parole di Vinny Scorsone

  1. Uomo e artista straordinario. presto a Palermo vedremo una sua mostra incentrata sui suoi lavori. Per la verità era in programma quest’anno ma gli eventi dell’epidemia di covid 19 non l’hanno permesso. Speriamo di potere fare meglio l’anno prossimo.

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