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11 Settembre 1683: quando i guerrieri alati salvarono Vienna dagli ottomani

11 Settembre 1683: quando i guerrieri alati salvarono Vienna dagli ottomani
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Prima di iniziare l’articolo, credo sia doveroso dedicare un pensiero alle vittime della caduta delle torri gemelle di New York del 11 Settembre 2001 ed un plauso a tutti i soccorritori che si sono prodigati in aiuto ai civili che si erano ritrovati coinvolti in quell’incendio, impendendo così l’aumento delle vittime.

Fatta questa dedica, oggi ricorderò un evento particolare riguardante l’eterno confronto di civiltà tra Cristianesimo ed Islam, con l’Europa dei popoli unita nel combattere e, alla fine, riuscire a fare arretrare la formidabile macchina da guerra ottomana.

L’impero ottomano aveva visto, con la fine della guerra dei trent’anni (1618-1648), con gli stati europei usciti stanchi e sfiancati da quel conflitto, il momento più adatto per attaccare l’Europa centrale ed aumentare così i propri domini. 

Tra le varie cose, la Guerra dei trent’anni causò all’incirca 12 milioni di morti ed è stata definita dall’accademico Nicolao Merker, la catastrofe più grande mai arrivata sulla Germania. Ma oltre che per la Germania, lo fu per l’Europa intera.

I preparativi per la guerra furono lunghi e meticolosi da entrambe le parti: cominciarono già dalla primavera del 1683. 

Il comandante ottomano, il Gran Visir Merzifonlu Kara Mustafa Pasha, con un esercito che andava dalle 200mila alle 300mila unità, avanzava sicuro verso Vienna chiamata dagli ottomani la “mela d’oro”.

La Francia di Luigi XIV, maggiore potenza militare europea del periodo, era in segreto sua alleata in quanto sperava nella caduta di Vienna, per poter indebolire le forze austriache, ma soprattutto quelle tedesche del Sacro Romano Impero, suo rivale principale.

Dunque, non sarebbe intervenuta nello scontro.

Mossa, per quanto politicamente scaltra, in definitiva assai sciocca, perché la caduta di Vienna avrebbe aperto le porte verso la Germania che, era stata indebolita dalla guerra dei trent’anni e dalla peste del 1679, ed una volta li, l’impero ottomano sarebbe stato inarrestabile anche per il resto dei regni europei, in quanto avrebbe bloccato le principali rotte commerciali, che si estendevano fino alla Polonia ed il resto dei paesi del nord Europa.

L’imperatore austriaco Leopoldo I era ben conscio di tutto ciò e rifugiatosi a Passavia in Baviera, svolse tutta un’attività diplomatica, aiutato dal Papa Innocenzo XI, che si rivelò fondamentale per tenere uniti i rinforzi che sarebbero giunti a Vienna, sotto forma di Lega Santa.

La prima alleanza fu quella col sovrano polacco Giovanni III Sobieski che giunse al comando di 30mila cavalieri ussari. 

L’Italia, se pur ancora non unita, diede un contributo non indifferente con 18.500 soldati tra toscani, veneziani e mantovani comandati da Eugenio di Savoia che si ritrovò a svolgere la prima di una lunga serie di battaglie da grande condottiero.

Agli italiani si unirono gli austriaci guidati da Carlo V di Lorena.

Seguirono 19mila franconi, svevi e bavaresi, al comando di Giorgio Federico di Waldeck e 9mila sassoni, al comando di Giovanni Giorgio III di Sassonia.

L’assedio di Vienna, da parte degli ottomani, comincia nel 1683 e di fatto vengono annientate quasi del tutto le difese viennesi in campo. Il conte Ernst Rüdiger von Starhemberg si trincererà all’interno della città e da lì, darà il via all’ultima disperata difesa della città.

Per quasi tre mesi, con meno di 20mila uomini anzi, 10mila erano i difensori ed il restante erano dei civili che eroicamente si unirono ai soldati nella difesa della città, resistettero.

Carlo V Lorena fù il primo dei supporti ad arrivare, compiendo azioni disturbo sul campo, non troppo efficaci perché vennero affrontati da una parte minima dell’esercito turco, ovvero gli ungari.

Alla fine l’effetto sorpresa di Lorena ebbe il suo effetto, tanto da avere la meglio sugli ungari costringendoli a ritirarsi, non riuscendo però a fermare l’immenso esercito turco.

Ormai era solo questione di tempo prima che le mura viennesi cedessero, per via di una breccia che si stava creando a causa delle mine turche ed ai difensori che si stavano preparando a combattere casa per casa.

Ecco che l’11 Settembre 1683, dal Monte Calvo, giunsero gli aiuti guidati dal sovrano polacco Sobienski. Dopo la messa celebrata dal religioso Marco d’Aviano, oggi beato, si diede il via alla resa dei conti con l’esercito ottomano.

Complici delle leggerezze commesse da Kara Mustafa, come il non considerare possibili attacchi esterni, non fortificare le retrovie e schierare le élites dell’esercito turco, i giannizzeri, dove non dovevano essere (sulle mura), la battaglia volge a favore delle truppe della Lega Santa.

Nonostante quanto scritto, lo scontro si mantenne in una situazione di parità, fino a quando non fecero la loro comparsa la cavalleria pesante polacca e i cavalieri ussari che travolsero totalmente l’esercito ottomano.

Immaginatevi degli uomini a cavallo con le armature splendenti blu ed alati con il sole alle loro spalle: sembra proprio di avere l’impressione che degli angeli del paradiso vi stiano caricando.

Il cronista turco Mehmed,der Silihdar così commentò l’arrivo dell’armata del Sobieski:

“Gli infedeli spuntarono sui pendii con le loro divisioni come nuvole di un temporale, ricoperti di un metallo blu. Arrivavano con un’ala di fronte ai valacchi e moldavi addossati ad una riva del Danubio e con l’altra ala fino all’estremità delle divisioni tartare, coprivano il monte ed il piano formando un fronte di combattimento simile ad una falce. Era come se si riversasse un torrente di nera pece che soffoca e brucia tutto ciò che gli si para innanzi”.

Le conseguenze di questa battaglia furono che finalmente si diede uno stop definito alle mire espansionistiche dell’impero ottomano verso l’Europa. L’Ungheria e la Transilvania vennero annesse all’Austria poco dopo e la pace definitiva fu firmata nel 1699 col Trattato di Karlowitz.

Luigi XIV riuscì quindi ad espandersi su alcuni territori tedeschi come Alsazia e Lussemburgo.

Il fronte comune durò relativamente poco: nacquero tra gli schieramenti ripicche, liti e invidie.

Dell’indebolimento ottomano, ne giovarono Russia e Venezia.

Per gli ottomani, le conseguenze furono che i Giannizzeri divennero sempre più rivoltosi ed indisciplinati, inviati dal governo in terre lontane con la speranza che fossero eliminati in guerra.

Crebbero i sospetti verso gli armeni ed i cattolici, arrivando a quelle intolleranze che si propagarono fino ai giorni nostri.

Curiosità 

In seguito a questa battaglia, sembra che si siano create alcune credenze popolari come ad esempio la nascita del croissant che prende la sua forma, proprio dalla mezzaluna turca.

La nascita del cappuccino, che secondo la leggenda, sembra essere stato inventato dal frate cappuccino friulano Marco d’Aviano presente alla battaglia.

Infine, abbiamo la leggenda dei turchi di Moena, città in provincia di Trento, secondo cui un soldato ottomano ferito, fuggito dalla battaglia, si sia rifugiato nell’omonima cittadina, dove fu accolto, curato e stabilito fino alla sua morte.

A Moena è presente un rione chiamato Turchia ed ogni anno, come tradizione locale, vengono raccontate le vicende del soldato, imbandite tutte le case con la bandiera turca ed i residenti, indossano vesti tradizionali ottomani.

di Vittorio Emanuele Miranda – EmmeReports

Redazione

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