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Arcivescovo Lorefice: “Rosalia ci chiede di continuare ad amare questa città, con i fatti e non con le parole”

Arcivescovo Lorefice: “Rosalia ci chiede di continuare ad amare questa città, con i fatti e non con le parole”
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L’emergenza sanitaria dovuta alla pandemia ha cancellato i tradizionali festeggiamenti in onore di Santa Rosalia, per rispettare le attuali norme attuate dal governo nazionale per contenere il contagio da Covid-19.

Quest’anno, dunque, niente spettacoli sfarzosi, cortei e giochi pirotecnici al foro italico, attribuendo al Festino in onore della Santa protettrice di Palermo, uno spirito più contemplativo e religioso.

Questa mattina, a Palazzo delle Aquile, alla presenza del sindaco Leoluca Orlando, dei consiglieri comunali, della Giunta e delle massime autorità civili e militari della città, si sono tenuti l’atto di affidamento di Palermo a Santa Rosalia da parte dell’Arcivescovo Corrado Lorefice e il tradizionale omaggio floreale alla statua della Santuzza posta sulla facciata del Palazzo Pretorio da parte dei Vigili del Fuoco.

“Quest’anno è un Festino diverso e penso che ci porti più ad una dimensione di interiorizzazione, perché è dal profondo del cuore che abbiamo ripensare a una città liberata da questa peste, da questa pandemia, ma anche dalle sue conseguenze” ha affermato il Monsignor Corrado Lorefice.

È un momento in cui dobbiamo custodire una grande prossimità, un lavorare insieme, perché Rosalia ci chiede di continuare ad amare questa città, con i fatti e non con le parole. Il compito è arduo, perché si tratta di una vera e propria ricostruzione, pietra sopra pietra, e siamo tutti coinvolti ha proseguito l’Arcivescovo del capoluogo siciliano.

Questo è il messaggio che deve arrivare a tutti i cittadini di Palermo. Ognuno deve fare la propria parte, a cominciare dalla prudenza. Dobbiamo mettere in atto fino a ad assumerci ogni responsabilità in modo che si possa venire fuori anche dalle conseguenze sociali ed economiche di questa pandemia. In questo tempo di pandemia, c’è stata una grande gara di solidarietà, la conferma che non prevalgono l’individualismo, la paura, il fare da soli, perché solo insieme possiamo portare avanti l’eredità che ci lascia Santa Rosalia, una donna che resta legata alla sua città e intercede per la sua città” ha affermato, concludendo l’Arcivescovo Corrado Lorefice.

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“Pur rispettando le misure per il contrasto della diffusione del Covid-19” ha dichiarato il sindaco Leoluca Orlando “abbiamo deciso di non rinunciare a celebrare al meglio il legame fra Palermo e la ‘Santuzza’. Il Festino di quest’anno conferma nei valori e innova nella rappresentazione la devozione per la patrona della città e la fede dei palermitani, e come non è mai successo in passato sarà diffuso in tutto il mondo. Quest’anno preghiera, memoria e arte non solo si fondono indissolubilmente, ma insieme contrastano e prevengono la peste, gli egoismi individualistici e le soffocanti appartenenze”.

“Bisogna continuare e confermare l’amore per la vita” ha affermato il sindaco di Palermo.

“Nel 1624 l’amore per la vita dei palermitani si affido a Santa Rosalia, di fronte a una peste che mieteva vittime. Oggi a distanza di quasi quattrocento anni, la città si affida, ancora una volta, a Santa Rosalia, confermando il suo amore per la vita. Noi palermitani amiamo la vita. E lo dimostriamo riuscendo a celebrare Santa Rosalia in maniera diversa, parimenti intensa, magari non vicini come in passato, ma come torneremo ad essere in futuro, avendo però tesaurizzato il nostro grande rispetto per la vita di tutti, in un tempo nel quale è a rischio la vita di tutti.

E quest’anno è stato significativo che l’Arcivescovo abbia ritenuto di rivolgere la preghiera per la città, all’altare accanto l’immagine di Santa Rosalia e di San Benedetto il Moro, per confermare la cultura dell’accoglienza di Palermo, che ha una particolare devozione alla Madonna dell’Immacolata. Abbiamo collegato Santa Rosalia a San Benedetto il Moro e all’Immacolata Concezione, che sono il filo di vita religiosa, ma anche di impegno civile di una città, anche di coloro che non credono o danno a Dio un nome diverso o a Gesù. Palermo è viva e vuole restarlo” ha concluso Leoluca Orlando.

di Francesco Militello Mirto – EmmeReports

Francesco Militello Mirto

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