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Dottoressa Francesca Aneli, i condizionamenti del cellulare nel nostro vivere quotidiano

Dottoressa Francesca Aneli, i condizionamenti del cellulare nel nostro vivere quotidiano
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Cari lettori,

questa settimana mi occuperò di un argomento che veramente riguarda tutti. Oramai anche i bambini delle fasce di età inferiori. Un oggetto con il quale intessiamo rapporti del tipo odi et amo.

Un oggetto sì, ma talmente indispensabile che nel momento in cui si guasta o non lo dimentichiamo ci sentiamo persi. Parlo naturalmente del cellulare. Perché è veramente importante nella nostra vita?

Intanto perché ci rende reperibili. In qualsiasi momento possiamo comunicare con tutti, essere avvisati per qualcosa, chiedere aiuto. Questo è sicuramente confortante. Ciò che invece a mio avviso lo ha reso nel tempo persecutorio è invece l’approccio allo smartphone per innumerevoli usi che hanno tristemente sostituito altri canali tra cui anche quello amoroso.

Scrive Roberto Ruspoli: “se da una parte la trasmigrazione degli usi al cellulare ci ha impoveriti nell’anima ne ha tuttavia esaltato la rapidità dello spirito“.

Se ci riflettiamo quanto siamo in grado di dire cose attraverso un sms che invece non saremmo in grado di fare di presenza? Quanto siamo bravi nella ricerca di post che ci entusiasmano poiché riflettono esattamente la nostra posizione del momento e quanto siamo altrettanto puntuali con la celebrazione di compleanni o di eventi che altrimenti non saremmo in grado di celebrare?

Non è un monito bensì una constatazione poiché lo facciamo tutti. Sono invece interessanti le conseguenze che ne derivano da questi atteggiamenti.

Inconsapevolmente compiamo delle azioni proprio per la rapidità con cui lo facciamo (spesso in modalità automatica) ma così come rapidamente ce le scambiamo rimaniamo sensibilizzati dagli effetti.

Gli effetti di una risposta, di un commento, di un like ecc.

Essendo l’sms privo di dettagli sensoriali in quanto non ci consente l’accesso alle espressioni  del viso o ai toni (tranne che per i messaggi vocali che talvolta ahimè diventano eccessivamente lunghi e fanno perdere la sostanza del messaggio) veniamo assaliti da mille dubbi.

Un ok asettico dopo un lungo messaggio scritto o vocale determina l’assunzione del dubbio e ci mettiamo e pensare se la forma rispetta veramente i contenuti con tutte le ripercussioni sul piano emotivo e conseguentemente comportamentale.

Questo succede soprattutto agli adolescenti i quali propri per il loro critico momento di crescita costruiscono un elaborazione del se sociale su un idea del presunto giudizio altrui, a partire dalle proprie informazioni interne (Welss 1995).

Tali osservazioni poi, non essendo attendibili generano vissuti che determinano da un lato il mantenimento di una concezione di se distorta, mentre dall’altro alimentano la dipendenza allo smartphone come simbolo di accesso alle sentenze riparatorie ma anche distruttive, con conseguenti rituali di controllo.

Perché allora si è deciso di riflettere su questo? Semplicemente per prenderne consapevolezza. Per osservare quanto ognuno di noi debba fare un analisi attenta dell’uso che facciamo del cellulare.

In periodo di lockdown tutti ne abbiamo fatto un uso incredibile poiché realmente ha costituito un ausilio con funzione vicariante delle relazioni. Il lockdown è terminato e dovremmo tutti quanti riappropriarci della possibilità di riprendere i nostri canali autentici.

Limitare l’uso del telefono, rispettare gli orari per inviare messaggi. Sicuramente l’uso dei canali social ci ha fatto perdere di vista le regole legate al buon senso soprattutto per ciò che attiene agli orari di invio dei messaggi. Ci siamo così ridotti a lavorare tutti i giorni oltre gli orari di lavoro poiché lo stacco per esempio tra il pranzo e la ripresa pomeridiana non è più garantito, con dei costi in termini di aumento dello stress non indifferenti.

Uno studio del 2009 dell’Universita’ di Standford ha dimostrato che il nostro cervello è più produttivo se affronta una cosa alla volta mentre con il multistasking ovvero fare più cose contemporaneamente peggiora il nostro livello di efficienza e siamo incapaci di distinguere le informazioni più importanti da quelle rilevanti.

L’invito è dunque quello di osservare qual è il nostro attuale rapporto con il cellulare e il nostro livello di dipendenza al di le delle effettive necessità di utilizzo. Goderci un film la sera spegnendo il cellulare. Mettere il telefono in modalità aereo se avvertiamo l’intereferenza dei messaggi mentre stiamo facendo una cosa importante e riprenderci in qualche modo la libertà di quando il telefono essendo attaccato al filo ci rendeva tutti un po’ migliori.

E allora auguro a tutti delle corrette istruzioni per l’uso.

Di Francesca Aneli – EmmeReports

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